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Neuralink

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Sabato 29 agosto, il noto miliardario sudafricano, Elon Musk, ha tenuto una conferenza sulla dimostrazione dei risultati raggiunti dalla sua compagnia Neuralink.

Stando alle parole di Musk, l’obiettivo di Neuralink è quello di creare dei dispositivi di interfaccia cerebrale, che permettano alla mente di comunicare direttamente con un computer.

Che cosa è stato mostrato?

Nei primi venti minuti di conferenza, un Elon Musk, palesemente poco preparato sull’argomento, ha presentato il prodotto di quattro anni di lavoro: un piccolo impianto cerebrale grande pochi centimetri che può essere inserito nel cranio e collegato con i neuroni sottostanti.
Alla dimostrazione sono stati portati anche tre maialini che hanno fatto da cavie per questi impianti, mostrando che si tratta di una tecnologia poco invasiva, non dolorosa e rimovibile.

Cosa fa questo impianto? Durante la presentazione è stata mostrata la registrazione in tempo reale dell’attività di alcuni neuroni motori di uno dei maialini presenti. Tramite un video è stato mostrato che le informazioni raccolte in questo modo possono ricostruire i movimenti fatti dai muscoli in maniera molto precisa. “È come un Fitbit collegato al cervello” ha detto lo stesso Musk.
Sembra inoltre che il tutto sia stato progettato anche per mandare segnali al cervello, oltre che per riceverli, ma al momento non sono state fatte dimostrazioni riguardo questa funzionalità.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole?

L’obiettivo di Neuralink è di creare qualcosa che sia commercializzabile e “utilizzato” dalle persone senza il continuo supporto di esperti. Per questo motivo il lavoro che è stato fatto si è concentrato su cose diverse rispetto alle normali compagnie che sviluppano questo genere di impianti, come la portabilità (renderli piccoli e trasportabili) e la possibilità di ricaricarli.

Il risultato è interessante, perché si tratta di un impianto che può essere inserito con relativa facilità (Musk parla di un’operazione chirurgica di un’ora) e che può essere rimosso senza lasciare cicatrici rilevanti. Non si tratta di qualcosa di rivoluzionario, ma comunque è un primo passo di un percorso molto promettente.

L’elefante nella stanza

Dobbiamo dire che l’intero intervento di Elon Musk e l’ora di domande successive, invece di parlare di potenzialità reali dell’impianto, sono stati per lo più concentrati sui suoi aspetti ingegneristici: modalità di impianto, velocità di elaborazione, materiali, caratteristiche software, ecc.

Per chiunque ne sappia qualcosa di neuroscienze è apparsa evidente una grossa mancanza: capire come far interagire il sistema con il cervello umano. Non si tratta di una cosa da poco, perché allo stato attuale mancano le conoscenze teoriche per sviluppare sistemi intelligenti come quelli che il miliardario promette (abbiamo affrontato in parte l’argomento in un recente articolo sulla lettura nel pensiero). Elon non ha specificato in che modo si potrebbero usare i dati dell’attività neurale per interagire con il nostro smartphone e non ha nemmeno fatto intendere di considerare questo un grosso ostacolo. Molto più cauti sono stati invece i suoi collaboratori che come obiettivi a breve termine si sono limitati a parlare di potenzialità cliniche per le persone affette da paralisi (che a livello teorico è realizzabile ma non è mai stato provato nella pratica).

In sostanza

Per chi teme che Musk possa creare un’esercito di cyber-zombie telecomandati precisiamo subito che può dormire sonni tranquilli: Neuralink al momento non ha prodotto tecnologie rivoluzionarie. Quello che ha fatto invece è mostrare di saper creare un buon impianto per leggere l’attività dei neuroni e che esiste uno spazio di perfezionabilità in questo campo che potrebbe aiutare le future ricerche.

Personalmente non credo che vedremo persone con un impianto cerebrale Neuralink in giro per la strada ancora per molti anni, per il semplice motivo che questo genere di tecnologia non consente ancora alcun utilizzo che non possa essere sostituito da qualcosa di altrettanto pratico che però evita di farsi bucare lo scalpo per usarlo. Molto più probabile, invece, che questo dia il via ad un uso più frequente di registrazioni neurali, permettendo un grosso passo avanti nella ricerca.

Elon Musk non ha mostrato il futuro nella sua conferenza, ma ha mostrato una strada che potrebbe portarci ad esso. Solo con il tempo scopriremo se le sue previsioni siamo corrette.

Per chi fosse interessato a vedere la dimostrazione:

Qualche parere sull’argomento più autorevole del mio:

https://www.technologyreview.com/2019/07/18/134144/neuralink-whats-new-and-what-isnt-elon-musks-brain-computer-interface/ (articolo del 2019)

https://www.theverge.com/2020/8/28/21406143/elon-musk-neuralink-ai-pigs-demo-brain-computer-interface

Andrea Crisafulli

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