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Il mito del 10% del cervello, tra leggenda e verità

cervello 10 percento

Una serie di miti si sono radicati nel tempo all’interno della cosiddetta “psicologia popolare”. “Il cervello è inattivo mentre si dorme”, “si può imparare una lingua mentre si dorme”, “alcune persone sono left-brained mentre altre sono right-brained” sono solo alcune delle tante idee che ruotano attorno a questo ambito. C’è un mito in particolare, però, sul quale è arrivato il momento di fare chiarezza, il “mito del 10%”.

Secondo uno studio di Myers [3] e uno di Hughes e collaboratori [2]il mito del 10% è uno dei più diffusi, riguardanti la psicologia, tra il pubblicoSecondo questo mito, ogni persona sarebbe in grado di utilizzare solo il 10% del proprio cervello, mentre il restante 90% resterebbe dormiente. Ma da dove deriva questa credenza?

“… La maggior parte delle specie usa solo dal 3 al 5% delle sue capacità cerebrali. Ma è soltanto quando arriviamo agli esseri umani, in cima alla piramide animale, che vediamo una specie usare maggiormente le sue capacità cerebrali. Il 10% può sembrare poco, ma è tanto se pensiamo a cosa abbiamo fatto con esso”.

Secondo molti siti internet, le origini del mito sono riconducibili a queste parole, pronunciate dal Professor Norman, nel film “Lucy”, uscito nelle sale cinematografiche nel 2014. Le origini, tuttavia, sembrano essere ben più remote. Basta pensare che nel 1998 e nel 1999 già si dibatteva scientificamente, in articoli e manuali, su questo tema. Probabilmente, la nascita di questo mito risale già al 1907, quando William James, considerato il padre della moderna Psicologia, scriveva: “facciamo uso solo di una piccola parte delle nostre capacità fisiche e mentali”. Tuttavia, James non faceva riferimento ad alcuna percentuale. Infatti, secondo alcuni studiosi, sembra che l’origine del mito del 10% possa risalire più che altro a programmi televisivi, campagne pubblicitarie e credenze popolari che si sono diffusi nel secolo scorso. Da qui, successivamente, questa idea sarebbe arrivata a inquinare persino il pensiero degli insegnanti e, di conseguenza, quello di innumerevoli studenti. Infatti, secondo Dekker e colleghi, circa il 50% degli insegnanti di scuola primaria e secondaria di varie culture crede in questa idea.

Per la precisione, occorre specificare che esistono varie versioni del mito, o meglio, varie percentuali. Sebbene, secondo la versione più diffusa, la percentuale che ogni persona è in grado di utilizzare sia solo del 10%, secondo Higbee e Clay [1], questa percentuale può variare tra lo 0.1% e il 20%. A dimostrazione di ciò, nel film “Italiano medio”, Luigi Luciano, in arte Herbert Ballerina, nel momento in cui fornisce la pillola dell’ignoranza a Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, recita: “sai quella storia che usiamo solo il 20% del nostro cervello? … Con questa ne usi solo il 2%”.

Ma è davvero così? Siamo realmente in grado di utilizzare solo il 10% del nostro cervello? O meglio, siamo davvero in grado di utilizzare solo dallo 0.1% al 20% del nostro cervello? Inoltre, cosa intendiamo con “utilizzare il 10% del nostro cervello”? Ci si riferisce al fatto che possiamo utilizzare solo il 10% alla volta o che, per tutta la vita, utilizziamo solo il 10% mentre la restante parte non viene minimamente sfruttata?

Se consideriamo gli studi più recenti in ambito neuroscientifico e neuropsicologico, emerge che il mito del 10% non ha alcun riscontro scientifico. Ma entriamo più nel dettaglio…

Ipotizziamo che con il mito del 10% si intenda che il 90% del nostro cervello sia dormiente, per cui è possibile usarne solo il 10%. Confutare questa ipotesi è molto semplice. Innanzitutto, basta pensare che il cervello umano si sia evoluto nel corso di milioni di anni al fine di adattarsi nel miglior modo possibile alle richieste ambientali. Non avrebbe alcun senso che milioni di anni di evoluzione abbiano come risultato un cervello utilizzabile solo per il 10%. In secondo luogo, possiamo prendere in considerazione la neuropsicologia. Questa disciplina si occupa dello studio dei correlati anatomo-funzionali in pazienti con un danno organico cerebrale. In altre parole, lo scopo di questa disciplina è cercare di comprendere meglio il funzionamento del cervello a partire da pazienti con una lesione cerebrale. Per cui, a partire da un danno cerebrale in un’area del cervello, si studiano i conseguenti deficit cognitivi e comportamentali. Dal XIX secolo a oggi, ovvero dai primi studi neuropsicologici ad oggi, non sono mai emersi casi in cui una lesione del cervello non abbia prodotto alcun deficit a livello di funzionamento cognitivo o comportamentale nel pazienteQuesto ci fa comprendere non solo che utilizziamo il 100%, ma anche che ogni singola parte abbia una funzione ben precisa all’interno del funzionamento globale della persona.

Ipotizziamo ora, invece, che con il mito del 10% si intenda che possiamo usare solo il 10% alla volta del nostro cervello.

In generale, con l’avvento di strumenti estremamente sofisticati di indagine cerebrale, come la tomografia a emissione di positroni (PET) o la risonanza magnetica funzionale (fMRI), è emerso che, seppur in misura differente l’una dall’altra, un po’ tutte le aree cerebrali sono sempre attive. Anche in questo caso è molto semplice rendersi conto di quanto sia improbabile che usiamo solo il 10% alla volta del nostro cervello. Infatti, basta pensare che, in una qualsiasi situazione di vita (non durante il sonno), è necessaria l’attivazione almeno di: aree sensoriali, aree motorie e aree relative al controllo delle funzioni base dell’organismo. Per quanto riguarda le aree sensoriali, infatti, il cervello non può fare a meno di elaborare continuamente gli stimoli che ci circondano al fine di garantire la sicurezza dell’individuo. Infatti, nel caso in cui si presentassero stimoli potenzialmente dannosi per l’individuo, quest’ultimo dovrebbe essere pronto a fuggire o combattere. Pertanto, ogni organo di senso invia continuamente informazioni sensoriali alle relative aree cerebrali, che elaborano costantemente le informazioni ricevute. Per quanto riguarda le aree motorie, invece, qualsiasi postura (che sia essa seduta, in piedi o di altro tipo), sottende il controllo di una serie di muscoli al fine di garantire l’equilibrio e il corretto mantenimento di quella stessa postura. Infine, le aree più antiche del cervello umano, che costituiscono il “cervello rettiliano”, hanno lo scopo di regolare continuamente il corretto funzionamento delle funzioni base del nostro organismo. Infatti, queste aree si occupano di controllare attività spontanee come il ritmo cardiaco o la respirazione.

Immagine PET di come risulterebbe un cervello attivo solo per il 10%.
Immagine PET dell’attivazione totale del cervello.

Questi tre sono solo degli esempi di attività che il cervello deve, in qualsiasi momento, svolgere durante la vita quotidiana di ogni individuo. Se “sommiamo queste aree” otteniamo un’attivazione cerebrale decisamente più ampia del fatidico 10%. Esistono molte credenze fortemente diffuse tra le masse. Tuttavia, questo non per forza vuol dire che queste credenze siano vere. Il mito secondo cui usiamo solo il 10% del nostro cervello è, ahimè, estremamente diffuso, anche se falso. Fortunatamente, discipline scientifiche come le neuroscienze e la neuropsicologia, nel corso degli ultimi anni, hanno fornito una serie di evidenze che permettono di dimostrare che si tratti di un falso mito. La volontà di Sinapsyche è di fare chiarezza e, soprattutto, di cercare di diffondere conoscenze reali e supportate scientificamente, riguardanti il mondo del cervello e della psicologia.

A. Mattia Gervasi

Bibliografia

  1. Highbee K. L. & Clay S. L. (1998). College Students’ Beliefs in the Ten-Percent Myth. The Journal of Psychology. 132 (5), 469 – 476.
  2. Hughes S. & Lyddy F. (2013). Misconceptions about Psychological Science: a review. Psychology Learning & Teaching. 12 (1), 20-31.
  3. Myers, D. G. (1995). Psychology (4th ed.). New York: Worth.

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