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La dissociazione: tra patologia e fuga dalla realtà

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Parlare di disturbi mentali vuol dire anche affrontare i tanti falsi miti che circondano la psichiatria. Riferendoci al disturbo dissociativo d’identità, un’errata credenza riguarda la convinzione che chi sia affetto da tale disturbo abbia qualche forma di alterazione fisica paranormale. Questo non corrisponde sicuramente a verità. Questo articolo cercherà quindi di scardinare i dubbi delineando un quadro chiaro e scientifico del disturbo.

Il fenomeno della dissociazione

Con il termine “dissociazione” si intende la mancata integrazione tra funzioni psichiche. La discontinuità avviene principalmente tra processi cognitivi, alterando processi di memoria, attenzione e pensiero, fino a portare ad una perdita del senso di identità personale.

Questa disconnessione può verificarsi per brevi momenti (come quando ci immedesimiamo in una piacevole lettura o in un film coinvolgente), ma può anche essere sintomo di una vera e propria psicopatologia.

Se avete visto il film “Split” (Schyamalan, 2016) potrebbe sembrarvi di sperimentare un dejavù.

Il thriller/horror in questione ha suscitato diverse reazioni, dal momento che la trama, seppur appaia di impronta fantascientifica, è invece (liberamente) ispirata ad una storia vera. Il regista ha infatti ripreso l’incredibile storia di Billy Milligan, un uomo che possedeva 24 distinte identità, differenti anche per aspetti come sesso, età o religione. 

“Quando non ci siete, Dennis e Patricia parlano di voi. Dicono che vi daranno a lui. No, la signorina Patricia dice…dice che non è più arrabbiata con me. A volte mi canta”. Questo dialogo è tratto dal film, nel momento in cui Dennis (un bambino in età pre-adolescenziale) parla di altre due personalità che convivono in lui (Dennis, un uomo adulto e Patricia, donna adulta).

Alcune di queste erano persino inconsapevoli della presenza delle altre. Le singole identità, infatti, non coesistevano contemporaneamente, ma emergevano a turno, rendendo quindi la vita di Billy complessa e turbolenta.

La perdita di contatto con la realtà e del proprio senso di identità personale può infatti compromettere enormemente la qualità della vita di chi è affetto da sindromi dissociative, interferendo con il suo funzionamento generale ed impedendo riflessioni di tipo metacognitivo (ovvero di ragionamento su di sé). Questo soprattutto perché, se non abbiamo coscienza di ciò che facciamo, le azioni che compiamo possono essere anche guidate dal solo istinto, senza attenersi alle convenzioni sociali che sono alla base di una società civile. Vivendo in un contesto regolato da norme, tuttavia, una volta ripristinato il contatto con la realtà dovremo affrontare le conseguenze delle nostre azioni, che magari nemmeno ricordiamo. Un po’ come accade ad una persona che assume inconsapevolmente la droga dello stupro e rinviene incosciente di ciò che è accaduto.

Ogni episodio di dissociazione causa, infatti, una parziale o totale perdita di consapevolezza, uno stato confusionale che può portare a compiere azioni che cadono poi nell’oblio.

Rientra tra le lievi manifestazioni di questo fenomeno l’immedesimazione ricercata e volontaria in una nuova realtà, oppure il mettersi alla guida di un veicolo e rendersi conto improvvisamente di essere arrivati a destinazione.

I disturbi dissociativi

Ci sono casi, tuttavia, in cui la dissociazione non è affatto volontaria o ricercata, ma comporta gravi conseguenze. 

È il caso dei disturbi dissociativi, di cui a seguire i tre principali:

  • Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID)
  • Amnesia Dissociativa
  • Disturbo di Depersonalizzazione/Derealizzazione.

In questa sede non tratteremo approfonditamente le caratteristiche di questi disturbi, ma ne descriveremo le manifestazioni principali. Il DID si caratterizza principalmente per la presenza di due o più identità distinte, descritta in molte culture come un’esperienza di possessione spiritica.

L’amnesia dissociativa è un tipo di amnesia che determina l’incapacità di ricordare importanti informazioni personali.

Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione comporta invece frequenti esperienze di irrealtà ed alterazioni percettive, come per esempio lo sperimentare un senso di distacco da se stessi o dall’ambiente circostante.

In ogni caso, per poter formulare una diagnosi, i sintomi di queste condizioni devono causare un disagio clinicamente significativo o compromissione sociale, lavorativa o di altre importanti aree di funzionamento.

Eziologia e trattamento dei disturbi dissociativi

Gli studiosi sembrano essere giunti ad un accordo sull’eziologia di questi disturbi: tra le cause principali che possono portare allo sviluppo di un disturbo dissociativo sembra rientrare l’aver subito abusi o maltrattamenti nell’infanzia o in età adulta (Farina & Liotti, 2018).

La dissociazione sembra infatti fungere da risposta iniziale ad un trauma troppo intenso da elaborare, a tal punto da rendere necessaria la scissione momentanea tra corpo e mente. Sembra che questo sofisticato meccanismo di difesa venga spesso messo in atto dalle vittime di violenza fisica, che descrivono l’esperienza drammatica come vissuta dall’esterno.

Il trattamento dei disturbi dissociativi avviene solitamente grazie all’integrazione tra terapia psicoterapeutica e farmacologica. Alcune ricerche hanno dimostrato l’efficacia della terapia CBT (Terapia Cognitivo Comportamentale) focalizzata sul trauma, in grado di modificare le reazioni comportamentali disfunzionali, così come dell’approccio EMDR (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), indicato nel trattamento di traumi complessi, e dell’ipnosi (Miti & Onofri, 2011). La complessità del trattamento dei disturbi dissociativi è giustificata dal fatto che si presentano spesso in comorbidità con altre patologie, soprattutto appartenenti allo spettro ansioso-depressivo ed all’abuso di sostanze stupefacenti.

Dott.sa Elena Dall’Olio

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Washington, D.C.: APA (trad. it.: DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Milano: Raffaello Cortina, 2014).

Farina B., Liotti G. (2018). Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo, Psicobiettivo, pp. 183-195 

Keyes D., (2009). Una stanza piena di gente, Editrice nord.

Miti G., Onofri A. (2011). La psicoterapia dei disturbi dissociativi: dalle tecniche cognitive-comportamentali all’approccio EMDR. Cognitivismo clinico, 8, 1, 73-91.

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