To shake or not to shake?

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Quando si genera un figlio o una figlia, i sentimenti possono essere contrastanti per entrambi i membri della coppia genitoriale. In particolare, nell’immaginario collettivo, la maternità sembrerebbe associarsi ad uno stato di grazia e dedizione totale per quell’esserino che appare essere la risposta a tutti gli interrogativi della vita. Questa visione può corrispondere ad alcuni vissuti, ma è solo parte della verità.

Nella realtà, i dubbi e le paure dei/delle caregiver trovano ampio spazio e possono accompagnarsi ad alterazione dell’umore, crisi di pianto e sentimenti di inadeguatezza. Di recente, si è posta sempre più attenzione sul maternity blues e sulla depressione post partum (approfondita in un articolo precedente); fortunatamente si inizia a parlare anche della depressione paterna, con tutti i rischi annessi.

Non si parla abbastanza, tuttavia, di ciò a cui vanno incontro з bambinз nel venir accuditз da figure genitoriali inadeguatamente preparate ad affrontare il nuovo carico, fisico ed emotivo.

Il baby shaking o la sindrome del bambino scosso

Tra le due settimane e i sei mesi di vita, з neonatз presentano un pianto molto intenso, d’altronde è l’unico mezzo che hanno per comunicare le loro esigenze. Va da sé che lo “stato di grazia” genitoriale in questi momenti sia inevitabilmente influenzato da questi aspetti.

La gestione di unə nuovə natə, l’assunzione di un nuovo ruolo, la ricerca di un nuovo equilibrio della coppia genitoriale sono solo alcune delle sfide da fronteggiare nel post partum. Alcunз bambinз, inoltre, possono presentare un profilo particolarmente sensibile o irritabile, portando i genitori ad essere estremamente stanchi e demoralizzati. Altrз caregiver possono essere costrettз a tornare a lavorare troppo presto, a causa di politiche lavorative non ottimali, possono non essere sostenutз da una adeguata rete sociale, possono essere lontanз dalla famiglia d’origine, possono essere genitori single o magari mamme-papà adolescenti: queste sono tutte condizioni che determinano un carico ulteriore di stress.

Ci tengo a sottolineare che i genitori possono essere molto stressati ed esasperati e, in particolare, possono avvertire estrema stanchezza o un senso di impotenza genitoriale e che il baby shaking può essere una conseguenza dell’insieme di tali condizioni.

Può accadere, infatti, che i genitori, o altre figure di riferimento, arrivino a scuotere з bambinз nel tentativo, ultimo e inconsapevole, di placare un pianto disperato, senza l’intenzionalità di far del male. Per questo motivo, è fondamentale che i neogenitori, i/le nonni/e, gli/le educatori/rici, i/le baby sitter e tutte le figure che ruotano attorno al bambino o bambina siano a conoscenza dei rischi, onde evitare di causare lesioni irrimediabili allə neonatə.

Il baby shaking è una forma di maltrattamento. Anche se non intenzionale, anche se fatto per disperazione, anche se inconsapevole: è maltrattamento di minore.

Lə bambinə, scossə violentemente, può riportare lesioni molto gravi dovute alle forze di accelerazione e decelerazione che fanno sì che la testa vada rapidamente in avanti e poi indietro. Di conseguenza, il cervello, che nellə neonatə è ancora estremamente delicato e in via di sviluppo, assorbendo la forza dinamica, può colpire violentemente la scatola cranica frontalmente e occipitalmente.

Lo scuotimento violento di unə bambinə fino ai 2 anni di età, anche se solo per pochi secondi, è potenzialmente causa di danni molto gravi, in base all’intensità e alla durata dell’azione. Solitamente, l’intensità dello scuotimento è elevata e la durata si aggira tra i 5 e i 20 secondi.
I giochi che normalmente si fanno con з bambinз di quell’età non rientrano nel baby shaking, come non vi rientrano le frenate brusche in auto o le cadute dal letto.

Le conseguenze

Come detto precedentemente, le conseguenze dipenderanno largamente dall’intensità del maltrattamento.

Nella totalità dellз pazienti si riscontra la presenza di lesioni cerebrali intracraniche e/o spinali; nel 65% si osserva la presenza di episodi pregressi con numerosi accessi al pronto soccorso; il 27% dei casi
presenta segni esterni di lesioni (ematomi, segni di morsi, ustioni, segni di legatura).

I sintomi immediati possono essere vomito, inappetenza, letargia o estrema irritabilità, difficoltà respiratorie fino a convulsioni e arresto cardiorespiratorio. Sul lungo termine, i danni possono interessare la vista, il linguaggio, la memoria, danni motori, paralisi cerebrale e ritardo cognitivo. La Sindrome del bambino scosso può causare anche il coma o la morte del bambino.

Cosa fare quando il pianto è particolarmente intenso?

In nessun caso va scosso il/la bambino/a. Se i più diffusi metodi per calmare lə piccolə, come coccole, cullarlə, fare un giro in macchina, fare un bagnetto, falliscono e si ha la percezione di star perdendo il controllo, è utile allontanarsi per un po’, assicurandosi che il/la bambino/a sia in sicurezza, per darsi il tempo di tornare in sé.

Non si è cattivi genitori se si ammette di non avere la risposta giusta, di non sapere cosa fare. Non si è cattivi genitori nemmeno se ci si sente impotenti e sopraffatti. Al contrario, queste considerazioni possono essere lo stimolo per cercare aiuto e ricevere sostegno da professionistз.

Benedetta Ciabattoni

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