Divulgazione

Q.I.estione di intelligenza

QI Intelligenza

Lo sapevate che la famosa cantante Madonna ha un quoziente intellettivo di 140 [1]?

No? Beh, non preoccupatevene perché probabilmente non è vero [2].

Ma, esattamente, cosa significa avere un quoziente intellettivo (QI) di 140? Vuol dire davvero essere più intelligenti? E come viene dato questo punteggio?

Per rispondere a queste domande prima proviamo a capire cosa diciamo quando parliamo di intelligenza e che cosa misura il QI.

L’intelligenza

Nella vita quotidiana ci capita, a volte, di dare un giudizio su altre persone dicendo che sono poco o molto intelligenti. È un concetto abbastanza intuitivo per noi “l’intelligenza”: chi fa bene le cose ne ha molta, chi le fa male ne ha poca; chi capisce è intelligente, chi non capisce è stupido.

Ma da un punto di vista scientifico non è così facile e definire l’intelligenza risulta molto più complicato. Occorre infatti trovare una definizione che sia sempre valida e che possa poi essere misurata. Per usare un termine tecnico potremmo dire che l’intelligenza è difficilmente “operazionabile”, ovvero che è difficile tradurla in una o più operazioni concrete che si possano andare a valutare [3].

Ovviamente molti hanno provato a dare una definizione di questo concetto. Se ne possono contare infatti oltre 30 nel solo ambito della psicologia [4], che mettono l’accento su diverse caratteristiche: le capacità di pensiero astratto o quelle di acquisire nuove capacità [5], le conoscenze possedute [6] o l’abilità di risolvere problemi [7], e via dicendo. Non esiste ad oggi un consenso su una definizione unica, tuttavia si è fatta strada l’idea che parlare di intelligenza come una singola cosa sia scorretto e bisogna invece pensarla come “un’entità multiforme, prodotto di molti fattori e soggetta ad innumerevoli influenze”, “non una singola capacità, ma un complesso di molte abilità” [8]. In questo senso è molto conosciuto il lavoro di Howard Gardner che nel 1983 distinse ben 8 diversi tipi di intelligenza [9]. Vale la pena farne l’elenco per far capire la vastità di casi in cui il concetto di intelligenza può essere declinato: interpersonale (le relazioni con gli altri), intrapersonale (la conoscenza di sé), linguistica (capacità di usare il linguaggio), logico-matematica (ragionamento), corporea (capacità di eseguire e memorizzare azioni complesse), musicale (riconoscimento dei suoni), visuo-spaziale (orientamento nello spazio, ricostruzione mentale di figure) e naturalistica (riconoscimento e discriminazione di piante e animali).

Che cosa misurare?

Le 8 intelligenze di Gardner sono uno spunto interessante per riflettere sulla complessità di un fenomeno che a prima vista troviamo intuitivo, ma queste con il nostro quoziente intellettivo hanno poco a che fare.

Non vi sono molti test che indagano le capacità di una persona in tutte queste aree per dare poi un punteggio finale; solitamente i test del QI in uso si limitano a solo alcuni aspetti dell’intelligenza, non sempre coincidenti con gli 8 già citati, con particolare risalto alle abilità logico-matematiche e linguistiche. C’è un buon motivo per cui questa selezione viene effettuata. Per spiegarlo dobbiamo passare attraverso un’ulteriore definizione di intelligenza: “L’intelligenza non è una singola abilità unitaria, ma piuttosto una somma di diverse funzioni. Il termine denota quella combinazione di abilità necessarie per sopravvivere ed avanzare all’interno di una determinata cultura” [10]. In questo caso, oltre all’idea di una serie di abilità, si introduce un nuovo concetto molto importante: il legame tra intelligenza e cultura.

Non possiamo infatti parlare di intelligenza se non applichiamo il concetto a situazioni concrete. Non esiste in astratto il comportamento intelligente, ma esistono comportamenti che possono essere definiti più intelligenti di altri all’interno di un contesto [11]. C’è un esempio che si ricollega bene alle intelligenze multiple che abbiamo discusso poco prima: il biologo Jared Diamond, che ha studiato sul campo popolazioni primitive (mi si passi il termine) che non conoscevano l’agricoltura, riferisce che in questi gruppi umani era sviluppatissima la capacità di riconoscere piante e animali, a livelli che nelle società moderne si trovano solo tra i botanici o gli zoologi molto esperti [12]. Questo tipo di capacità, che rientra nell’intelligenza naturalistica di Gardner, è fondamentale per queste popolazioni, ma è di scarsa rilevanza nelle società moderne industrializzate; chi tra di noi saprebbe riconoscere tutti i tipi di piante che crescono nei nostri giardini? Per le tribù primitive un comportamento intelligente non potrà prescindere da questa abilità, mentre in società più complesse non averla non è considerato sinonimo di stupidità. Per questo motivo non vi sono test del QI che valutino la capacità di riconoscere le specie viventi, ma ciò non vuol dire che questa non sia una capacità che possa rientrare nel concetto vasto di intelligenza; semplicemente ha smesso di essere critica per la nostra sopravvivenza e per il nostro adattamento.

La cultura è importante

Un buon test del QI deve invece individuare quelle abilità che risultano fondamentali in un dato contesto culturale e non può essere utilizzato in un altro contesto senza un opportuno adattamento.

Va detto però che questa visione non è universalmente condivisa. Molti studiosi ritengono che esistano test “culture-free”, ovvero test di intelligenza che possano essere considerati validi indipendentemente dalla cultura in cui vengono utilizzati. Un esempio molto comune nella ricerca è il test delle “Matrici progressive di Raven” [13]. In questo test vengono presentati degli elementi disposti in un quadrato con un pezzo mancante ed è richiesto di identificare quale sia il completamento esatto tra quelli proposti. Dato che per trovare la risposta non sono necessarie abilità linguistiche né conoscenze pregresse, molti considerano i risultati ottenuti con questo test come non influenzati dagli spetti culturali e socio-economici e pertanto è usatissimo per le ricerche che vogliano comparare persone o gruppi di nazionalità diverse [14]. Si può notare però che studi che hanno analizzato il punteggio medio di questo test nella maggior parte delle nazioni del mondo mostrano chiaramente uno svantaggio nei confronti dei Paesi in via di sviluppo [15, si possono vedere i punteggi medi su 16]. Il QI di questi Paesi è più basso perché le persone sono meno intelligenti, perché sono più povere e hanno minore accesso ad un’educazione avanzata o perché in certi contesti culturali le capacità alla base delle matrici di Raven non vengono coltivate come in altri? La questione, come accade spesso nella ricerca, è complessa e tutt’ora ancora molto dibattuta.

Scale con molti gradini

Se le matrici di Raven è un test molto usato nella ricerca, nell’ambito clinico invece vengono preferite due scale sviluppate per la prima volta da uno psicologo di nome David Wechsler negli anni ’50.

Queste scale prendono il nome di WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale), pensata per le persone dai 16 anni in poi, e WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children), per i bambini e ragazzi fino ai 17 anni. Il successo di queste scale è dovuto al fatto che sono composte da diverse prove, principalmente divise in due categorie, comprensione verbale e ragionamento visuo-percettivo, e di dare punteggi separati per categoria insieme ad un punteggio di QI globale. Queste scale sono state rivalutate e riadattate diverse volte nel corso degli anni e al momento siamo alla quarta versione per entrambe; tra le novità introdotte in queste ultime versioni vi è l’aggiunta di due ulteriori scale di valutazione che misurano la velocità di elaborazione e la memoria a breve termine.

Vale la pena parlare della WAIS in maniera più approfondita, sia perché si tratta della scala che personalmente conosco meglio avendola somministrata diverse volte, sia perché è, al momento, il test del QI “per eccellenza” e affronta in ottimo modo alcune delle criticità discusse in precedenza.

Come abbiamo detto, questo test è diviso in diverse prove, 10 per l’esattezza, a queste se ne aggiungono 5 opzionali che possono essere usate nel caso in cui una o due delle dieci principali non sia valida (ad esempio per problemi motori della persona esaminata). Tutte le prove rientrano in uno solo dei quattro indici e sono abbastanza diversi uno dall’altro. L’indice comprensione verbale riflette le conoscenze acquisite dall’individuo, il suo lessico e la sua capacità di ragionare per categorie astratte; la velocità di elaborazione è valutata attraverso compiti molto semplici (cancellare figure uguali) a tempo; la memoria a breve termine è data dalla capacità di ricordare sequenze di numeri e eseguire calcoli a mente; il ragionamento visuo-percettivo comprende l’abilità nella costruzione di figure (mentalmente e tramite cubi colorati) e il ragionamento logico (che viene valutato con una prova identica alle matrici di Raven). La presenza di varie prove suddivise in categorie permette di mettere in luce punti di forza e di debolezza della persona esaminata [17]. Il semplice valore di QI è limitante in questo senso rispetto alla ricchezza di informazioni che si ricavano da una scala così composta; tale valore generale ha comunque un ruolo nel definire le capacità globali dell’individuo e spesso riflette bene il livello di adattamento della persona nella società. In che senso direte voi? Partiamo da come viene calcolato il punteggio.

Il senso del QI

Come anche altre scale, la WAIS ha come punteggio medio il valore di 100 e deviazione standard 15. Questo vuol dire che quando il test è stato creato (e ad ogni versione successiva) sono state somministrate le prove ad un gran numero di persone di età diverse, i punteggi attribuiti alle risposte corrette sono stati poi calcolati in modo che la metà delle persone ottenesse un punteggio sotto 100 e l’altra metà sopra. Inoltre si è fatto in modo che il 95% delle persone ricevessero un punteggio entro due deviazioni standard dalla media (tra 70 e 130). È importante capire questo per capire il senso del quoziente di intelligenza; se fate il test e ottenete un QI di 100 vuol dire che siete andati meglio della metà delle persone su cui il test è stato testato (il termine tecnico è standardizzato), ma peggio dell’altra metà. Se ottenete 130 invece vuol dire che solo il 5% ha fatto come voi o meglio. Anche per i punteggi dei singoli indici vale grosso modo la stessa regola.

In Italia esiste una versione italiana del test, questo vuol dire che non solo è stato tradotto e le prove che misurano le conoscenze culturali e lessicali sono state adattate al contesto italiano, ma che la standardizzazione è stata fatta con un gruppo di persone italiane e quindi i punteggi finali si riferiscono a quelli [18]. Se noi prendessimo solo le risposte al test e le confrontassimo con il campione originale (americano) potremmo ottenere un punteggio finale diverso rispetto al confronto con il campione italiano (le differenze sono minime però).

Da questo punto di vista la WAIS non è assolutamente culture-free, ma nemmeno tenta di esserlo. È proprio l’adattamento italiano a renderlo un test utile per le diagnosi cliniche nel nostro Paese. Se otteniamo un punteggio molto alto o molto basso, significa che abbiamo capacità maggiori o minori (negli ambiti indagati dal test) rispetto alle persone che vivono intorno a noi.

Geni incompresi

Il significato del valore del QI misurato dalla WAIS, in termini di performance rispetto ad un gruppo di riferimento, è molto simile a quello di molti test standardizzati, per cui vale la regola generale che più il punteggio si allontana da 100 più il risultato è raro nella popolazione generale. Questo sistema però fa si che i punteggi agli estremi della scala (molto alti o molto bassi) perdano via via di precisione, poiché le persone del campione che li hanno raggiunti sono molto poche. Per chiarirci, il punteggio massimo raggiungibile dalla WAIS è 160, che corrisponde al 99.9° percentile (solo una persona su mille lo raggiunge), ma se la scala lo permettesse potrebbero esserci persone con punteggi ancora maggiori raggiungibili da una persona su diecimila o su centomila. Allo stesso modo il punteggio minimo raggiungibile è di 30 (circa), ma niente vieta che teoricamente possano esistere persone con punteggi più bassi.

Esistono nel mondo organizzazioni ad alto QI, ovvero gruppi in cui si può entrare a farne parte solo se si hanno punteggi di QI particolarmente alti. Di queste il Mensa [19] è la più famosa e accetta soci con un quoziente intellettivo superiore al 98% della popolazione mondiale. Altre società ancora più selettive richiedono punteggi fuori scala per la maggior parte dei test validati e per questo ne utilizzano di appositi [20]. Questi test “per geni”, però, raramente sono standardizzati e non misurano differenti aspetti dell’intelligenza, preferendo concentrarsi sul ragionamento logico-matematico.

E quindi?

Alla luce di quanto abbiamo detto finora, traiamo delle conclusioni da ricordare quando si sente parlare di quoziente intellettivo.

È importante tenere a mente che il QI è un punteggio attribuito in base alla nostra performance ad un test. Non valuta tanto la nostra intelligenza per come la intendiamo nel senso comune, ma quegli aspetti specifici dell’intelligenza presi in esame. Il tipo di test che si è fatto è importante per attribuire un significato al punteggio. Una stessa persona potrebbe tranquillamente ottenere punteggi di QI diversi se viene valutata con test differenti.

Ricordiamo inoltre che il QI ha un’importante relazione con la cultura di appartenenza. Persone cresciute in contesti differenti, in paesi differenti e che hanno ricevuto un educazione diversa, sviluppano aspetti diversi dell’intelletto e questo spesso si riflette sul risultato del test. Anche gli anni di studio influenzano il risultato, in quanto la scuola fa sviluppare in maniera privilegiata il ragionamento logico e astratto, che è il tipo di intelligenza più comunemente valutata dai test.

Tuttavia, l’idea di intelligenza che usiamo nei nostri giudizi quotidiani è più ampia e legata alle situazioni rispetto ai test. Persone molto creative o con grandi dote comunicative ci appaiono intelligenti, anche se le loro capacità matematiche e di memoria possono essere scarse; al contrario, persone con incredibili capacità matematiche possono fare la figura dello scemo quando mancano di senso comune o di abilità sociali.

L’intelligenza è tante cose insieme. Non possiamo dire che il QI non misuri l’intelligenza, ma nemmeno che la misuri tutta. Dobbiamo prendere questi test per ciò che sono: strumenti pensati da professionisti per valutare aspetti specifici delle capacità cognitive. La loro interpretazione dovrebbe fermarsi al contesto in cui vengono utilizzati.

Quindi, quando sentite parlare di QI cercate sempre di capire come questo sia stato misurato e cosa sia stato misurato se volete capire cosa vuol dire. In ogni caso è sempre bene ricordare che non si tratta di una valutazione di una persona: chi ha un QI alto non è migliore di chi ne ha uno basso, non ha più diritto degli altri a parlare di politica, scienza, filosofia o altro. L’intelligenza è la nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi e di stare bene con noi stessi e con gli altri, non una scusa per classificare le persone.

Andrea Crisafulli

Riferimenti:

1- https://www.corriere.it/scuola/secondaria/cards/borghi-il-mio-qi-piu-140-einstein-sharon-stone-geni-che-non-ti-aspetti/madonna.shtml

2-https://www.dailyedge.ie/celebrity-genius-mensa-944924-Jun2013/

3-https://it.wikipedia.org/wiki/Operazionismo

4-Legg, S., & Hutter, M. (2007). A collection of definitions of intelligence. Frontiers in Artificial Intelligence and applications157, 17. (https://arxiv.org/pdf/0706.3639.pdf%20a%20collection%20of%20definitions%20of%20intelligence)

5-R. J. Sternberg, editor. Handbook of Intelligence. Cambridge University Press, 2000.

6- V. A. C. Henmon. The measurement of intelligence. School and Society, 13:151– 158, 1921

7- W. V. Bingham. Aptitudes and aptitude testing. Harper & Brothers, New York, 1937.

8- Wechsler, D. (1975). Intelligence defined and undefined: A relativistic appraisal. American Psychologist, 30(2), 135–139. https://doi.org/10.1037/h0076868

9-Gardner, H. (1983). Frames of mind. New York: Basic Books

10- A. Anastasi. What counselors should know about the use and interpretation of psychological tests. Journal of Counseling and Development, 70(5):610–615, 1992.

11- Sternberg, R. J., & Grigorenko, E. L. (2004). Intelligence and culture: how culture shapes what intelligence means, and the implications for a science of well–being. Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B: Biological Sciences, 359(1449), 1427-1434.

12- Diamond, J. (1998). Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.

13- Raven, J. C., & JH Court. (1938). Raven’s progressive matrices. Los Angeles, CA: Western Psychological Services.

14- Brouwers, S. A., Van de Vijver, F. J., & Van Hemert, D. A. (2009). Variation in Raven’s Progressive Matrices scores across time and place. Learning and Individual Differences, 19(3), 330-338.

15- Lynn, R., Vanhanen, T., & Stuart, M. (2002). IQ and the wealth of nations. Greenwood Publishing Group.

16- https://www.worlddata.info/iq-by-country.php

17- Orsini, A., & Pezzuti, L. (2013). WAIS-IV. Manuale di somministrazione e scoring.

18- Orsini, A., & Pezzuti, L. (2013). WAIS-IV. Contributo alla taratura italiana [WAIS-IV. Contribution to the Italian standardization]. Firenze, Italy: Giunti OS.

19- https://www.mensa.it/

20- https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_ad_alto_QI

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