Psicologia Clinica

La Psiconcologia

psiconcologia

“Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è la sola scelta che hai” Cit. Cayla Mills

Chi è la figura dello psiconcologo ? A quali bisogni risponde nei confronti del malato e della sua famiglia?

Noi di Sinapsyche abbiamo deciso di approfondire insieme a voi questa tematica considerando l’importanza di questi servizi per il paziente e la sua famiglia. Per non parlare poi, del complesso ruolo giocato da tutti i professionisti della salute che si occupano dei malati oncologici .

I dati riferiti dalla Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ci aiutano a ragionare sulla rilevanza e la diffusione di tale condizione.
Solo nel 2019 in Italia sono state effettuate 371.000 diagnosi di tumore maligno e ad oggi le neoplasie rappresentano, insieme alle malattie cardiovascolari, la principale causa di morte nel mondo (OMS).
Ricevere una diagnosi di questo tipo comporta spesso l’inizio di una lunga battaglia con l’incertezza che coinvolge sia il malato che le persone a lui più vicine.

Che cos’è la psiconcologia e di cosa si occupa?

Nata attorno al 1950 negli Stati Uniti, la psiconcologia (affiancandosi all’oncologia) si occupa di indagare gli aspetti psicologici legati alle malattie oncologiche. In particolare si focalizza su 2 principali obbiettivi:

1- Campagne di prevenzione dei comportamenti a rischio e diagnosi tempestiva:
Il primo obbiettivo è indagare i fattori psicologici che inducono a sviluppare comportamenti a rischio per lo sviluppo di neoplasie, tra i quali compaiono l’utilizzo di alcol e fumo, una cattiva alimentazione e la mancanza di movimento fisico. Al fine di adottare comportamenti salutari è prevista la realizzazione di campagne di prevenzione adeguate ed efficaci il cui obiettivo è rendere la persona consapevole delle proprie scelte di salute (di sani stili di vita e prevenzione di comportamenti a rischio suggeriti dall’OMS ne abbiamo parlato in questo articolo).
Questo, può essere fatto efficacemente anche indagando gli aspetti psicologici che sostengono l’aderenza alle terapie ed effettuando controlli regolari nel tempo per verificarne l’efficacia.

2- Valutazione e gestione dei fattori psicologici coinvolti nella malattia
Il secondo obbiettivo è di indagare l’impatto psicologico e sociale della malattia sul paziente, la sua famiglia, e l’equipe professionale che si occupa del malato.
Scopriamo insieme in modo approfondito questi ultimi punti.

La persona: dalla diagnosi alla cura

La diagnosi è seguita fin dall’inizio da un percorso di cure caratterizzato dall’utilizzo di tecniche specifiche ed invasive quali: chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici etc… Da queste cure si possono ottenere due esiti. La stabilizzazione del paziente, e quindi la successiva riabilitazione, o, in caso di prognosi infausta, la morte.
Dal punto di vista psicologico, a partire dalla diagnosi e per tutto il percorso di cura, la malattia comporta un forte stress che mette a dura prova sia fisicamente che mentalmente le risorse individuali della persona.
Un esempio di quanto affermato lo si ritrova nelle parole della giornalista Oriana Fallaci:

“Dopo l’operazione chiesi di vederlo. A colpo d’occhio sembrava una pallina di marmo, innocua, quasi graziosa. Dopo alcuni giorni , lo esaminai al microscopio e mi resi conto di che cosa fosse capace riproducendosi. Capii che avevo un nemico dentro di me: un alieno, che ha invaso il mio corpo per distruggerlo. Ora abbiamo un rapporto di guerra: lui vuole ammazzare me e io voglio ammazzare lui…”.

(Cit. Oriana Fallaci)

Ogni persona nel momento in cui riceve una diagnosi di tumore, indipendentemente dalla gravità, manifesta sentimenti di incredulità, disorientamento ed emozioni contrastanti. Il momento della diagnosi è spesso caratterizzato da vissuti emotivi di rabbia o senso di colpa sia da parte della persona che della famiglia. In seguito, questa reazione tende a trasformarsi con il decorso della malattia in una fase di accettazione della condizione.

L’inizio del percorso di cura genera sovente un senso di incertezza e di paura che assume varie forme di espressione durante il periodo di malattia e trattamento. Questi aspetti emotivi possono manifestarsi in modi evidenti o piuttosto velati. Questo può avvenire sia da parte del paziente che della famiglia per un senso di protezione nei confronti del proprio caro e viceversa (Campolmi, 2019).
Le aree maggiormente colpite a livello psicologico dalla malattia sono: l’immagine corporea, la sfera emotiva, la comunicazione nella sfera relazionale e famigliare (dove viene messa in discussione l’identità nel proprio ruolo) e la sessualità. Inoltre possono riemergere alcuni disturbi pregressi o insorgerne nuovi. I più comuni sono: ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi alimentari (Cortesi, Mazzoli e Altavilla, 2009).

Come interviene lo psiconcologo?

Lo spazio di ascolto psicologico diventa quindi di fondamentale importanza per il paziente, la famiglia e gli operatori impegnati nella gestione del malato.
Il percorso di supporto psicologico riguarda il periodo di malattia del paziente e le successive fasi di riabilitazione e riadattamento, per arrivare alla gestione delle fasi che caratterizzano l’elaborazione del lutto dei famigliari, in caso di morte del paziente.

La particolarità dell’intervento dello psicologo consiste nel fatto che questo viene rivolto ad una persona il cui disagio nasce da un evento traumatizzante e non da una psicopatologia pregressa.
Gli interventi psicologici rivolti al malato hanno l’obbiettivo di:

  • Aiutare il paziente lungo tutto il decorso della terapia e nei momenti destabilizzanti, dalla diagnosi alla guarigione o all’eventuale decesso.
  • Aiutare a gestire i sintomi psicologici che lo affliggono nel decorso della malattia
  • Aiutare a modificare i comportamenti a rischio rispetto al peggioramento delle sue condizioni psicofisiche generale.
  • Aiutare i famigliari a elaborare una strategia di sostegno al malato ed inoltre prendersi cura dei famigliari stessi e delle loro esigenze psicologiche (Linee Guide SIPO 2015).

Facendo infine riferimento all’aforisma di Cayla Milles, con il quale abbiamo aperto questo articolo, lo psiconcologo aiuta il malato e tutti gli attori coinvolti ad esprimere al meglio le propria forza, ovvero le proprie risorse psicologiche da mettere in gioco nei confronti della malattia.

Giulia Civadda

Bibliografia

Campolmi, E., & Prendi, L. (2019). La terapia psicologica in oncologia: L’approccio breve strategico tra mente e malattia. Giunti.

Cortesi, E., Mazzoli, M., & Altavilla, A. AL MALATO ONCOLOGICO. MANUALE PRATICO DI NUTRIZIONE PARENTERALE IN ONCOLOGIA, 6.


Organizzazione Mondiale della Sanità – http://www.salute.gov.it

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