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Il lutto e la perdita: cosa succede quando perdiamo una persona cara?

lutto e perdita

L’idea della morte, da un punto di vista antropologico, ha subito notevoli modifiche che in gran parte dipendono dal contesto storico e culturale nonché dalle caratteristiche di ognuno di noi.
Le società moderne e in particolar modo quelle industrializzate tendono ad allontanare e negare l’idea della morte. Ciò che notiamo, dunque, è una tendenza a non ammettere la sua esistenza e trattarla come se fosse qualcosa di cui vergognarsi, portando ad un’inevitabile conclusione: non possiamo avere il controllo su tutto.

“Nella società odierna la morte non è più celebrata: è socialmente non rilevata e come tale è pressoché informale o, se formalizzata, lo è nei termini aziendali dell’agenzia mortuaria o in quelli burocratici della procedura. Il moderno ha sciolto progressivamente i vincoli, ma nel contempo ha creato le grandi masse, ha fatto apparire una folla solitaria, ove ognuno cerca la propria identità”

Natoli, 1996

Ciò che differenzia notevolmente la società contemporanea rispetto a quelle arcaiche riguarda la perdita di collettivizzazione dei fenomeni sociali, dove la morte, in quanto fenomeno collettivo alimentato da convinzioni di tipo mitologico e religioso, veniva in qualche modo lenita da questo senso di collettività.

“L’impatto dirompente della morte è si grande ed esteso e le sue conseguenze interessano un ampio territorio sociale coinvolgendo un gran numero di persone. Nelle società moderne la maggior parte delle morti sono prevedibili nella fascia di età degli anziani. E’ probabile che nelle piccole città e nelle comunità rurali ci siano più persone che muoiono a casa di quante non ce ne siano nelle aree urbane. Ma la proporzione di persone che muoiono a casa sul lavoro e nei posti pubblici si è ridotta costantemente rispetto alle generazioni passate grazie alla crescita delle istituzioni specializzate del morir ospedali, ospizi e case di riposo”

Blauner , 1984

L’elaborazione del Lutto

Ad un certo punto della vita, tocca ad ognuno di noi fare i conti con il dolore e la morte di una persona cara. Per comprendere questo tipo di dolore Elizabeth Kübler-Ross ha sviluppato un processo che esemplifica le fasi del lutto.
Tuttavia, bisogna evidenziare che si tratta di un modello base, per cui è importante chiarire che ogni individuo non necessariamente seguirà ed affronterà tutte le fasi in sequenza.

  • Negazione: Durante questa fase, l’individuo in lutto è in uno stato di shock e confuta l’idea che una persona cara non ci sia più. Il rifiuto della realtà può essere visto come un meccanismo di difesa utile a risparmiare a se stessi una sofferenza notevolmente complessa da gestire. La durata di questa fase non è quantificabile, inoltre, varierà da persona a persona. Per alcuni la negazione potrà durare alcune ore, mentre per altri un considerevole periodo di tempo.
  • Rabbia: In questa fase, il lutto cerca di dirigere la colpa verso se stessi, Dio, il defunto, gli amici e i familiari. Questa rabbia non è né logica né valida, si tratta di una fase alquanto delicata soprattutto da un punto di vista relazionale e psicologico, ma allo stesso tempo molto significativa perché è in questo momento che inizia il processo di guarigione. Anche in questo caso il soggetto potrà affrontare questa fase con modalità differenti in quanto queste esternazioni di rabbia possono coincidere con il momento di massima richiesta d’aiuto o al contrario con una chiusura totale verso se stessi e il mondo.
  • Contrattazione: In questa terza fase la persona inizia a prendere coscienza di quanto accaduto. Ora è il momento di elaborare delle nuove strategie utili per riprendere controllo sulla propria vita, ma non va assolutamente sottovalutato il fatto che in questa fase “di ripresa” vi saranno dei momenti di tristezza profonda e sconforto. Inizia un processo di valutazione, quali sono le risorse su cui poter contare?
  • Depressione: Durante la quarta fase, l’individuo prende totalmente coscienza di quanto accaduto e della reale perdita. Inizia un processo di iper-focalizzazione su quanto non può più condividere con la persona defunta, il livello di sofferenza può comportare una vera e propria depressione, per cui è importante riconoscerne alcuni aspetti salienti come ad esempio perdita di peso, irritabilità, insonnia o ipersonnia, rabbia, e tendenza ad isolarsi.
  • Accettazione: Con l’accettazione entriamo nell’ultima fase di elaborazione. Nonostante le emozioni continuino ad oscillare, seppur in forma minore rispetto alla precedente fase, la persona si sente in grado di riprendere in mano la propria vita, ad accettare quanto accaduto e considerare la possibilità di creare nuovi progetti per il futuro.

L’elaborazione del lutto è un processo lungo, che richiede del tempo. Il primo anno è quello più complesso da gestire sia da un punto di vista pratico che emotivo. Le abitudini consolidate prima della morte di una persona cara dovranno essere riviste e per certi versi ricreate.
Nella maggior parte dei casi il lutto si risolve in modo del tutto naturale, ricordiamoci che l’essere umano è straordinario ed ognuno di noi è in grado di fronteggiare anche il dolore più grande. Alcune situazioni, tuttavia, richiedono di essere approfondite con degli esperti che possono aiutare a reindirizzare le emozioni ed elaborare il lutto nel modo adeguato.

Il supporto psicologico in seguito ad una perdita

Il lutto può essere vissuto dalla persona come un evento in grado di compromettere gli scopi personali. Per arrivare ad una fase di piena accettazione sarà opportuno abbandonare gli scopi compromessi e cercarne degli altri perseguibili. Ma come possiamo lavorare su quanto evidenziato precedentemente? Utile in questi casi sarà la psicoterapia, che può essere di supporto in questa fase di accettazione ed elaborazione.

Nonostante l’efficacia di un percorso psicoterapeutico individuale, l’intervento di gruppo si presenta come una grandissima risorsa con notevoli vantaggi e benefici.

Vediamo di cosa si tratta!

L’intervento di gruppo permette al soggetto di sentirsi in un luogo sicuro, dove quelle che noi etichettiamo come emozioni negative ovvero rabbia, paura e tristezza tendono per così dire a “normalizzarsi” poiché vissute anche dagli altri componenti del gruppo.
I gruppi di auto mutuo aiuto (Gruppi A.M.A, approfonditi da Greta in un articolo) risultano degli spazi protetti dove è possibile creare reali occasioni di ascolto e dialogo tra persone con un vissuto simile. Lo scopo degli incontri è interagire e creare delle nuove strategie utili per gestire le proprie vulnerabilità. Di conseguenza, il gruppo si trasforma in uno spazio dove non vi è più la percezione individuale del “sentirsi soli” e dove è possibile affrontare angosce e pensieri particolarmente dolorosi, contrastando la tendenza all’isolamento, comune a tutti coloro che si trovano nella situazione complessa di dover gestire un lutto.

“Smetterla di fare ipotesi su ipotesi su come sono andate le cose, di colpevolizzare qualcuno o se stessi, accettare l’ineluttabilità della perdita, riconoscerla fino in fondo, apprezzare tutto il bene che quel rapporto ha comportato, e trovare la propria via, a volte del tutto personale, per ritrovare la vicinanza con chi non c’è più“.

Onofri, La Rosa, Solomon, Rando, & Verardo, 2015

Dott.ssa Eva Candurro


Bibliografia

Blauner, R (1984). In A. Cavicchia Scalamonti (a cura di), Il «senso» della morte. Contributi per una sociologia della morte (p. 20). Liguori, Napoli.

Natoli, S. (2017). Dizionario dei vizi e delle virtù. Feltrinelli Editore.

Onofri, A., La Rosa, C., Solomon, R., Rando, T. A., & Verardo, A. R. (2015). Il lutto: psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR. G. Fioriti.

Kübler-Ross, E., & Di Zoppola, C. (1990). La morte e il morire. Cittadella editrice.

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