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Giovani e società: identità che si incontrano

giovani e società

“Vivere non è abbastanza, disse la farfalla, uno deve avere il sole, la libertà, ed un piccolo fiore.”

Christian Andersen

Vivere non è abbastanza. Mi soffermo su queste quattro parole e mi chiedo quale significato lo scrittore Andersen abbia voluto dar loro. Probabilmente si era reso conto che la vita di una farfalla non era niente senza sole, libertà e fiori. Forse, è solo una vita alla continua ricerca di un fiore.

Per noi esseri umani la faccenda sicuramente si complica. Trovare il nostro fiore può richiedere molta più fatica e più sofferenza di quelle richieste ad una farfalla, ma mi piace pensare che la felicità, una volta trovato il fiore su cui approdare, sia la stessa. Dunque, trovare il proprio fiore è la vera impresa.

Ammesso che sia un lavoro impegnativo, ma anche tanto stimolante, secondo Anderson il vero dramma per una farfalla appena emersa dal bozzolo è proprio quello di non trovare le condizioni adeguate a tale ricerca, ovvero il sole e la libertà. Può sembrare scontato, ma in effetti il contesto in cui ci si ritrova a crescere è tanto fondamentale quanto il processo di crescita stessa! Allo stesso modo, ci si sente molto fragili quando si è alla ricerca di qualcosa, ma non c’è il sole caldo e luminoso a far luce sulla strada.

Proprio a questo proposito, sono molti gli studiosi in psicologia che hanno analizzato il peso che il contesto ha nel favorire i percorsi identitari di ciascuno. Uno tra questi è sicuramente Erik Erikson. Egli, infatti, è convinto che l’Io possa strutturarsi solo se si relaziona con il contesto sociale. Erikson parla di stadi psicosociali, in cui il/la bambino/a e poi il/la giovane si scontra con una serie di richieste e conflitti che imparerà a risolvere. È in questo percorso di risoluzione dei conflitti che l’Io matura e diventa solido, tramite un reciproco adattamento tra individuo e ambiente. Nello specifico, l’autore sottolinea quanto sia fragile e cruciale il periodo dell’adolescenza: il soggetto affronta una vera e propria crisi d’identità. In questa delicata fase, l’adolescente ha bisogno di trovarsi in un contesto solido con richieste chiare, ma non eccessive. La società in cui si trova deve essere in grado di fornire punti saldi ed immagini a cui ispirarsi e, soprattutto, rispondere alle esigenze dell’adolescente [1].

In questo discorso non sono risparmiati/e nemmeno tutti/e i/le giovani che oggi cercano la propria identità in un contesto socio-culturale che ha dovuto, e deve, affrontare la pandemia da COVID-19. Pensiamo a tutti quei bisogni di chiarezza e solidità che sono stati disattesi. Sarebbe inutile e anche ingiusto ricercarne le colpe, ma è doveroso trovare soluzioni, perché nessuna identità in formazione si perda nella confusione e nel panico. Essere giovani, infatti, vuol dire essere un’esplosione di potenziale che merita di essere accolto, coccolato, accompagnato.

Ben prima della pandemia, questo lo ha scritto chiaro e forte anche Abraham Maslow: “Ciò che un uomo può essere, egli deve essere.” È un imperativo che non può piegarsi in nessun modo e che non può scendere a compromessi. Come già citato, questo “diventare sé stessi” chiaramente non può prescindere dalla società e dai cambiamenti socio-culturali dell’epoca. In questo momento storico questo può apparire uno svantaggio, eppure è possibile trovare la chiave per salvarci da questo disastro. Come? Maslow propone una visione dell’uomo che in questo momento più che mai appare opportuna, anzi necessaria. La sua psicologia, infatti, promuove un atteggiamento fiducioso di fronte alla tragicità dell’esistenza: i/le giovani possono incontrare tanti limiti nel loro percorso di auto-realizzazione, ma la creatività resterà sempre il loro prezioso margine di libertà tramite il quale intervenire sul loro destino [1]. In questo momento di grande confusione, allora, i/le giovani dovranno addossarsi un peso maggiore rispetto alle generazioni precedenti: dovranno costruirsi i propri spazi di solidità ancorandosi a quella creatività un po’ impetuosa tipica della giovinezza. Dovranno fare molto di più, cosicché ognuno di loro possa essere comunità solida per l’altr*. Nell’incertezza e demoralizzazione generale, i/le giovani possono diventare esempio di resilienza.

In conclusione, allora, tutte queste teorie ci ricordano che crescere non è svincolato dagli avvenimenti storici e che, allo stesso tempo, anche le sorti della società sono strettamente legate a quelle dei/delle giovani. È lì che si concentra il futuro, e anche la cura, della nostra comunità ferita.

Marina Cariello

Bibliografia:

  1. Carotenuto A. Trattato di psicologia della personalità e delle differenze individuali. 1996. Ed. Cortina Raffaello.

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