Gemellarità: limite o risorsa?

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La gravidanza rappresenta un periodo di profondi cambiamenti fisici, psicologici e relazionali per entrambi i membri della coppia genitoriale. Una gravidanza gemellare, a maggior ragione, è un evento peculiare: non tutti i neogenitori, infatti, si aspettano di ricevere la notizia che di lì a qualche mese al posto di unǝ nuovǝ natǝ se ne presenteranno due. Di sicuro, all’epoca, i miei genitori non si aspettavano una nuova gravidanza, figurarsi con un carico doppio! Fortunatamente non si sono fatti prendere dal panico…

Per quanto la coppia genitoriale possa essere equilibrata, la notizia porterà necessariamente un certo scompiglio nella famiglia: ci sono questioni logistiche, pratiche, organizzative da risolvere, per non parlare dei vissuti psicologici. La gravidanza gemellare, per le sue peculiarità, ha bisogno di un monitoraggio continuo e quindi tende ad essere sempre più medicalizzata, con conseguente aumento delle preoccupazioni rispetto alla salute della mamma e deз bambinз. I genitori inoltre, si trovano a fare i conti con il senso di esclusione da un’esperienza normale e con fantasie inconsce “multiple” rispetto aз bambinз in arrivo.

Etero vs. Omozigoti

Le gravidanze gemellari non sono tutte uguali. L’aspetto principale da tenere in considerazione è la differenza tra gemellз monozigoti (o omozigoti) e dizigoti (o eterozigoti). Il grado di somiglianza tra questз ultimз si attesta attorno a quella tra normali fratelli o sorelle, questo perché provengono dalla fecondazione di due ovuli distinti da parte di due spermatozoi diversi, inoltre il sacco amniotico non è condiviso. Il patrimonio genetico dei due individui è inevitabilmente diverso ed anche il sesso può non essere lo stesso. Lз gemellз monozigoti, al contrario, sono “identici” dal momento che provengono da un ovulo fecondato da un singolo spermatozoo. L’ammasso cellulare si scinde in due parti che genereranno organismi geneticamente uguali, cioè con identico patrimonio genetico. Il sacco amniotico, ovvero il primo ambiente di vita, è condiviso.

Un mondo privato

Il mondo gemellare ha da sempre suscitato perplessità ed interesse in coloro che, essendo osservatorз esternз, sono all’oscuro della profondità e peculiarità del rapporto che lз lega. È ampiamente noto che il legame che unisce i membri di una diade o una triade gemellare vada al di là di quello che unisce “semplici” fratelli o sorelle, se non altro perché l’unicità della relazione gemellare inizia già nella vita intrauterina. Studi sui movimenti fetali di gemellз monozigoti, dimostrano un’attenzione particolare verso lǝ co-gemellǝ comprovata dalla reciproca regolazione della velocità dei movimenti diretti verso l’altrǝ. In parole povere la cura e le attenzioni verso l’altrǝ cominciano già dalla 14esima settimana di vita uterina, provando come ogni essere umano nasca con una precoce sensibilità e capacità di entrare in relazione [1].

Per semplificare quello che è un fenomeno complesso e con molteplici variabili da tenere in considerazione, ci focalizzeremo in particolare sulla condizione di una coppia di gemellз monozigoti.

Quali sono le conseguenze di una così precoce e inevitabile vicinanza?

Come qualsiasi relazione di coppia, anche quella gemellare è caratterizzata dall’ambivalenza: sebbene godano dei benefici derivanti dalla sicurezza di unǝ compagnǝ costantemente presente, una situazione del genere costringe lз gemellз alla condivisione di vari momenti, quali l’allattamento, gli scambi comunicativi ed il gioco, fondamentali per un corretto sviluppo psicofisico. La situazione triadica, qual è quella vissuta daз gemellз in relazione con la madre, mette il genitore nella condizione di dover ridurre sia la qualità che la quantità di interazioni con lз bambinз presз singolarmente a causa della necessità di gestirlз contemporaneamente. La condivisione inevitabilmente interessa anche gli scambi relazionali ed affettivi con la mamma: secondo Zazzo si instaurerebbe una triangolazione tra lз bambinз e la madre, si tratta di quello che viene definito “triangolo relazionale” [2]. Questa relazione a tre può andare ad intensificare il legame tra lз gemellз, a volte a discapito di quello genitore-figliз. Il ruolo genitoriale è fondamentale nel tentativo di equilibrare la situazione e salvaguardare la relazione primaria con la mamma: questa deve sentire di poter contare su di un ambiente familiare e amicale accogliente e disponibile per poter assolvere il suo ruolo con serenità, dedicando il giusto tempo e la dovuta disponibilità mentale ad entrambз lз bambinз. Il supporto paterno si è rivelato di fondamentale importanza soprattutto in quest’ottica [3].

La letteratura scientifica si è concentrata prevalentemente sulla centralità della cura materna, sebbene negli ultimi anni il ruolo paterno ha assunto un ruolo sempre più preponderante nello sviluppo e nella cura dei bambini. Il loro ruolo viene descritto come generalmente più attivo e partecipe nella vita quotidiana e nelle cure dei figli e costituiscono una figura di attaccamento primario allo stesso livello della madre [4].

Per quanto possano essere simili fisicamente, lз gemellз non costituiscono un’unica entità, al contrario. A livello identitario la presenza di un altro individuo sempre presente e identico nei connotati rende particolare anche il processo di separazione-individuazione; con questo termine ci si riferisce alle fasi che portano il bambino o la bambina alla formazione di una rappresentazione di sé diversa da quella del genitore. La presenza simultanea del genitore e del co-gemellǝ, dai quali deve contemporaneamente separarsi ed individuarsi per far emergere la sua identità rende il processo ancora più interessante (Barbieri, Fischetti, 1997). Sembrerebbe che in questз bambinз il riconoscimento allo specchio emerga più lentamente perché lз gemellз, oltre a rappresentarsi come soggetti unici, devono dapprima differenziare la loro immagine da quella del co-gemellǝ [2]. Questo è evidente nel momento della separazione: le coppie di gemellз si mostrano meno angosciate rispetto ad un bambinǝ singolǝ quando la mamma è assente, anzi secondo alcune ricerche effettuate sarebbe più angosciante la separazione dal co-gemellǝ rispetto alla madre [5].

Il processo di separazione e individuazione dall’altrǝ è continuo e costante, ma vede il suo picco massimo durante il periodo adolescenziale: può manifestarsi il conflitto aperto in tutta la sua aggressività, paragonabile a quello tipico con le figure genitoriali. Emerge l’impossibilità di risolvere il rapporto simbiotico, la percezione dell’altrǝ come ostacolo all’acquisizione dell’identità, la sensazione di essere costantemente paragonatз come messз di fronte ad uno specchio [6]. Spesso è proprio la comparazione continua della coppia, sia da parte dell’esterno, sia da parte deз gemellз stessз, a portare disagio: lз gemellз iniziano a fare paragoni nel tentativo di definirsi come individuo a sé, confrontandosi per trovare le differenze.

Aloni magici

Non è inusuale riscontrare tratti anomali e spesso singolari nei comportamenti di questз bambinз. Comunemente, si dice che questз non solo siano telepaticз o estremamente empaticз tra co-gemellз, ma che sviluppino anche un linguaggio caratteristico, comprensibile solo a loro.

Lз gemellз imparano sin dalla più tenera età ad affidarsi all’altrǝ membro della coppia in caso di bisogno, anche solo per avere conforto emotivo, e questo fa nascere una intensa, mutua comprensione: a volte si comprendono con una semplice occhiata. Questo ha dato spazio allo sviluppo di teorie riguardanti la telepatia, tuttavia l’immediata comprensione non nasconde niente di misterioso o di paranormale. Probabilmente la presenza precoce dell’altrǝ costantemente vicino può promuovere un’intensificazione della reciproca sensibilità, tanto da sincronizzarsi sui modelli di comportamento, i ritmi e il linguaggio del corpo dell’altrǝ.

La vicinanza e l’intensità del legame sembrerebbe essere ugualmente implicata nello sviluppo di quello che è stato definito da vari autori “linguaggio autonomo”, “criptofasia” o “linguaggio privato”. Una delle ipotesi è che lo sviluppo di questo particolare sistema di comunicazione sia attribuibile al minor bisogno, rispetto allз altrз bambinз, di sviluppare il linguaggio espressivo come mezzo di comunicazione. Non a caso lз gemellз hanno spesso problemi di comunicazione con l’esterno, perché abituatз ad esser compresi al volo dal co-gemellǝ, faticano a trovare un ascolto pieno e profondo come quello sperimentato all’interno della coppia. Nel momento in cui lз gemellз iniziano ad imparare le regole del linguaggio sociale, tuttavia, diminuisce il linguaggio segreto, e loro sono felici di riuscire ad utilizzare una forma comprensibile e diffusa di comunicazione [5].

Conflittuale, simbiotica o differenziata che sia, in ogni caso quella tra gemellз è una relazione totale e particolare che perdura per tutta la vita.

Benedetta Ciabattoni

Bibliografia

[1] Castiello, U., Becchio, C., Zoia, S., Nelini, C., Sartori, L., Blason, L., … & Gallese, V. (2010). Wired to be social: the ontogeny of human interaction. PloS one5(10), e13199.

[2] Zazzo, R. (1976). The twin condition and the couple effects on personality development. Acta geneticae medicae et gemellologiae: twin research25(1), 343-352.

[3] Brustia, P. I gemelli: alcune peculiarità relazionali.

[4] Brustia, P; Pogliano, S & Rollè, L. L’ambivalenza verso la gravidanza: un confronto fra future madri di gemelli e di mononati. Rivista di Studi Familiari, 2008.

[5] Piontelli, A. (2012). Twins-From fetus to child. Routledge.

[6] Valente Torre L., Cameriere S. (2004), Progetto gemelli. Ricerca, formazione, consulenza
psicologica per promuovere il benessere dei gemelli e delle loro famiglie. Mariogros, Torino.

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