Psicologia cognitiva

Emozioni: A cosa servono? Perché le proviamo?

emozioni

Chi di noi non conosce quell’improvviso aumento di sudorazione alle mani mentre si è in procinto di affrontare l’importante colloquio di lavoro di cui si ha tanto bisogno? Oppure, avete presente quel fastidioso agitarsi di farfalle nello stomaco che parte proprio mentre siete al primo appuntamento con un nuovo papabile partner? 

In questa fase 3 di post pandemia, un esempio più calzante potrebbe essere anche l’improvvisa sensazione di mancanza d’aria che possibilmente vi sarà capitata la prima volta che siete entrati in uno spazio chiuso, in autobus, in metro o nei negozi, alla vista di tante persone e altrettante mascherine.

Tutte queste sensazioni corporee a noi così familiari, sono condivise da ogni essere umano e rappresentano solo una piccola parte di quello che avviene quando proviamo un’emozione.

Numerosi studi suggeriscono che per mantenere una buona salute mentale è importante  avere un’efficace “intelligenza emotiva” (o “competenza emotiva”), ovvero la capacità di comprendere e riconoscere in se stessi e negli altri i diversi stati emotivi.

Questa abilità è fondamentale al fine di riuscire a regolare il proprio stato interiore e le proprie espressioni emotive in modo adeguato rispetto al contesto (Mikolajczak et al., 2015; Goleman., 1995).

Sicuramente ora come non mai, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è importante approfondire cosa può effettivamente aiutare la nostra salute mentale in questo particolare momento storico (www.who.int).

Che cosa significa “provare un’emozione”? A cosa servono e perché le proviamo? Siamo davvero consapevoli di cosa accade al nostro corpo quando le proviamo?

L’obbiettivo che si pone questo articolo è fornire alcune possibili risposte a queste domande per aiutarci a capire e gestire le emozioni nel nostro vissuto quotidiano.

Che cosa intendiamo per “provare un’emozione”?

In Psicologia generale si distingue tra: stati d’animo, umore ed emozioni.

I primi due insorgono spontaneamente nell’arco di una giornata e consistono in una flessione dell’umore di media lunga durata.

Esempio: sentirsi di umore triste, malinconico, ansioso, sereno, ecc…

Le emozioni, invece, vengono definite come

Un’esperienza soggettiva complessa dall’insorgenza brusca in relazione ad un evento, accompagnata da cambiamenti fisiologici, cognitivi e comportamentali intensi, che tende a decrescere di intensità con il tempo.”

(Zorzi., 2004)

Esempio: essere in ansia per un esame , essere arrabbiati per una litigata con il partner, essere felici per essere riusciti a raggiungere un importante obiettivo.

A cosa servono le emozioni e perché le proviamo?

Nel vissuto quotidiano di ognuno, è facile accorgersi di quanto spesso provare certe emozioni risulti scomodo e di difficile gestione. Tornando agli esempi precedenti, se il colloquio tanto ambito dovesse andare male, non sarebbe socialmente accettato insultare brutalmente l’addetto alle risorse umane, o ancora, scappare urlando non rappresenterebbe certo un comportamento adeguato, anche se ci si ritrova in spazi chiusi post quarantena.

Ai fini dell’adattamento sociale la regolazione emotiva è, quindi, di fondamentale importanza per il quieto vivere ed il mantenimento del benessere della collettività.

E quindi a cosa serve provare emozioni, visto che risultano così complesse da gestire? Le teorie evoluzionistiche ci aiutano a comprendere come queste abbiano giocato un ruolo di fondamentale importanza non solo nell’evoluzione dell’uomo, ma di tutte le specie.

Secondo una prospettiva scientifica le emozioni rappresentano una reazione innata ad uno stimolo percepito come minaccioso. Tali reazioni forniscono un efficace modello di adattamento all’ambiente ed hanno garantito la sopravvivenza dell’intera specie sin dalla preistoria.

Prendiamo ad esempio un cavernicolo davanti ad un predatore. L’emozione provata, che in questo contesto sarà la paura, predispone fisiologicamente l’uomo all’azione e lo porterà nel migliore dei casi alla sopravvivenza.

Nel corso dei secoli l’uomo si è organizzato in strutture sociali sempre più complesse, fino ad arrivare al mondo come lo conosciamo oggi, dove non deve più combattere contro i predatori per la propria sopravvivenza. Gli stimoli percepiti come minacciosi sono diversi, ma i meccanismi che sottendono le emozioni sono sempre i medesimi! 

Cosa succede quando proviamo un’ emozione?

Quando proviamo un’emozione quindi, accadono più cose simultaneamente:

  • Valutiamo la situazione cognitivamente:

Per valutazione cognitiva di uno stimolo si intende l’interpretazione che diamo allo specifico evento che ci porta ad esperire l’emozione. Davanti ad alcune emozioni (come la paura) la valutazione cognitiva soggettiva è spesso immediata e poco accurata. Questo comporta che non è l’evento in sé che provoca l’emozione, ma l’interpretazione che diamo all’evento scatenante!

  • Sperimentiamo modificazioni fisiologiche, il nostro corpo si prepara all’azione:

L’emozione è un processo complesso che coinvolge diversi livelli di elaborazione dell’informazione e diversi circuiti neurali. Le emozioni originano da alcune strutture anatomiche situate nel sistema limbico, anche definito cervello primitivo. Queste regioni cerebrali fanno parte della struttura anatomica umana sin dall’origine della specie; è interessante notare che ne è dotata anche la maggior parte delle specie animali esistenti. All’interno del sistema limbico troviamo numerose strutture, le principali al fine dell’elaborazione dell’emozione sono:

  • L’amigdala, l’ippocampo e l’ipotalamo.

Una volta codificata dagli organi di senso, l’informazione sensoriale, se percepita come minacciosa, attiva l’amigdala, la principale responsabile della gestione delle emozioni. Attraverso le numerose interconnessioni che la collegano alle altre strutture limbiche, l’amigdala è in grado di registrare, insieme all’ippocampo, il “ricordo emotivo dell’evento” e di inviare un segnale all’ipotalamo. Questo, a sua volta invia segnali al Sistema Nervoso Simpatico, il quale predispone il corpo a reagire allo stimolo minaccioso .

  • Sistema Nervoso Simpatico e Parasimpatico

L’attivazione del Sistema Nervoso Simpatico provoca una serie di modificazioni fisiologiche che producono un comportamento di tipo “attacco o fuga” innescando quindi l’accelerazione del battito cardiaco, l’aumento della tensione muscolare, la dilatazione polmonare e quella dell’iride, la diminuzione del tono viscerale, la contrazione degli sfinteri e l’inibizione della digestione. La secrezione stimola il rilascio di alcuni ormoni, i quali innescano la reazione di attacco o fuga, (adrenalina, dopamina, noradrenalina) ed infine l’aumento della sudorazione. Una volta che l’emozione ha superato il picco di attivazione, si attiva il Sistema Nervoso Parasimpatico che controbilancia l’attivazione del Sistema Nervoso Simpatico, riportando il corpo al consumo energetico precedente all’evento che ha provocato la reazione (omeostasi). Ciò si manifesta a livello corporeo con la contrazione dell’iride, la contrazione polmonare, la diminuzione del battito cardiaco,  il rilassamento degli sfinteri, ecc…

Con il comportamento tendiamo alla risoluzione del problema:

L’obbiettivo evolutivo del provare un’emozione è quindi quello di rispondere ad uno stimolo esterno percepito come minaccioso, mettendo in atto un comportamento. Come sottolineato in precedenza, i comportamenti di reazione emotiva “puri” non si rivelano sempre adeguati al contesto attuale e alle contemporanee richieste dell’ambiente.

Risulta essere quindi di fondamentale importanza avere una buona “intelligenza emotiva” ovvero maturare la capacità di comprendere e riconoscere in se stessi e negli altri i diversi stati emotivi  gestendo le proprie e le altrui emozioni con empatia e desiderio di comprendere.

Con una migliore conoscenza degli altri comprenderemmo, alla fine, di più noi stessi e le nostre emozioni.

Giulia Civadda

Bibliografia

  • Goleman, D. (1995). Emotional intelligence. New York, NY, England.
  • Mikolajczak, M., Avalosse, H., Vancorenland, S., Verniest, R., Callens, M., Van Broeck, N., … & Mierop, A. (2015). A nationally representative study of emotional competence and health. Emotion15(5), 653.
  • Nelis, D., Kotsou, I., Quoidbach, J., Hansenne, M., Weytens, F., Dupuis, P., & Mikolajczak, M. (2011). Increasing emotional competence improves psychological and physical well-being, social relationships, and employability. Emotion11(2), 354.
  • Kusché, C. A., Mackey, A. L., & Kusché, J. B. (2020). Emotional and social competence (ESC) for adults: Keys for health, happiness, and success. In Social Skills Across the Life Span (pp. 277-293). Academic Press.
  • Zorzi, M., V., Girotto (2004). Fondamenti di psicologia generale. Il Mulino, Bologna

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