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Le emozioni nel peri-partum: non sempre è dolce l’attesa

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Il peri-partum, o periodo perinatale, è quel periodo che precede e segue il parto e si estende dal concepimento fino al primo anno di vita del/della bambino/a.

Con la gravidanza inizia per la donna un periodo di profondi cambiamenti, non solo a livello fisico ma anche psicologico. Comunemente, la gravidanza viene associata a sentimenti di pura gioia e “dolce attesa”, tuttavia si tratta di un falso mito. Molte donne, infatti, sperimentano sentimenti contrastanti durante questo periodo, quali felicità e paura, senso di colpa e preoccupazione per ciò che le attende. Date queste dissonanze, diventa difficile per una futura madre accettare una discordanza tra il proprio vissuto e le aspettative ambientali.         
Tali reazioni negative, pur essendo molto diffuse, spesso non vengono espresse dalla futura mamma nel timore di sentirsi diversa e giudicata inadeguata al suo nuovo ruolo. La paura di essere considerate delle madri inadatte, sostenuta da aspettative poco realistiche di “madre ideale”, può portare le donne a trattenersi dal confidarsi e cercare aiuto.

La gravidanza e la maternità rappresentano dei momenti di “crisi evolutiva”, ovvero una condizione che implica una nuova rielaborazione della propria identità e una rivalutazione del proprio ruolo nelle relazioni sociali, nella coppia e nella famiglia di origine. In questa cornice sono comuni alcuni vissuti di instabilità psico-emotiva e, pertanto, risulta molto importante dare ascolto agli stati d’animo esperiti, in particolare quelli a valenza negativa. Questo perché tristezza, sconforto e ansia possono facilmente trasformarsi, se trascurati, in veri e propri sintomi depressivi.

Ma facciamo chiarezza. La depressione post-partum (DPP o “depressione puerperale”) rappresenta un disturbo mentale relativamente frequente (colpisce dal 7% al 12% delle donne) e la più comune complicanza psichica relativa al puerperio, cioè il periodo necessario all’apparato genitale femminile per riprendere la sua normale funzionalità dopo il parto. Non viene riconosciuta come una diagnosi distinta, piuttosto come un sottotipo del disturbo depressivo maggiore.
Essa è caratterizzata da un ampio spettro di sintomi, tra i quali: sentimenti di sconforto, tristezza immotivata e propensione al pianto ; eccessiva preoccupazione per il/la bambino/a; intensi vissuti di vergogna, colpa e inutilità; perdita di piacere e interesse per le attività quotidiane; notevole stanchezza fisica; disturbi del sonno e alterazioni del contenuto del pensiero. Nei casi più gravi, possono sopraggiungere anche pensieri di morte e idee suicidarie.  
Tali sintomi possono comparire in qualsiasi momento della gravidanza o nei 12 mesi dopo il parto (per questo motivo sarebbe più corretto parlare di depressione “peri-partum”). [1]

Date le sue caratteristiche, questo disturbo rischia di interferire anche con le abilità della donna di instaurare un interscambio relazionale ed emotivo efficace con il/la figlio/a, con potenziali effetti negativi sul suo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale.

La DPP va, però, distinta da una reazione piuttosto comune, chiamata “baby blues”, o “maternity blues” (“blues” significa malinconia), caratterizzata da una sensazione di tristezza, irritabilità e inquietudine che si manifesta solitamente durante la prima settimana dopo il parto. Il baby blues compare abbastanza frequentemente, (si osserva in circa il 50-80% delle donne) ma spesso è una condizione transitoria che tende a risolversi spontaneamente dopo qualche settimana dal parto, anche per effetto del processo di normalizzazione ormonale. [2]

Per contrastare preventivamente la comparsa di queste condizioni e aiutare le future mamme a prepararsi al meglio alla maternità, da tempo strutture ospedaliere e private propongono servizi di consulenza e percorsi di preparazione al parto.                            
Questi ultimi, più comunemente conosciuti come corsi pre-parto, iniziano solitamente al 7° mese di gravidanza e consentono alle gestanti di capire cosa succederà al momento del travaglio e del parto. I corsi, inoltre, affrontano il tema della cura del/la neonato/a a 360°, offrendo una guida pratica ai primi mesi di vita del bebè. Un aspetto molto importante che accomuna i diversi corsi pre-parto è la possibilità, per chi partecipa, di fare “rete” e condividere le proprie esperienze con persone che si trovano nella stessa situazione. Questo elemento è di rilevanza fondamentale dal momento che il confronto e il supporto reciproco producono effetti benefici e soprattutto avvicinano le donne al momento del parto con più preparazione e fiducia in sé. Spesso questi corsi sono aperti anche ai partner, con l’intenzione di coinvolgerli e prepararli a fornire un aiuto pratico e psicologico alle rispettive compagne.

Questo tipo di accompagnamento è molto importante perché aiuta a “normalizzare” gli stati d’animo e a superare i sentimenti di vergogna e colpa per i vissuti che non corrispondono alle proprie e altrui aspettative.[3]
Nella maggior parte dei casi, l’esperienza della maternità non è esclusivamente positiva (o negativa) ma consiste in un continuum di sfumature emotive, in cui i momenti positivi e quelli negativi si intrecciano e si susseguono. È bene chiederci, quanto ancora siamo legati ad un’immagine idealizzata di questa esperienza?
Avendo notevoli ripercussioni sulla salute mentale della donna, diventa opportuno riconoscere e legittimare la presenza di questa eterogeneità di sentimenti ed emozioni che gravita attorno alla maternità, affinché quest’ultima sia soggettivamente vissuta come un’esperienza di profonda crescita personale e di sintonia con il/la proprio/a bambino/a.

  Jasmine Gerini

Bibliografia

1. https://depressioneperinatalemarche.it/i-disturbi-del-peripartum/

2. http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=154&area=Disturbi_psichici

3. Mirabella, F., Michielin, P., Piacentini, D., Veltro, F., Barbano, G., Cattaneo, M., … & Gigantesco, A. (2014). Positività allo screening e fattori di rischio della depressione post partum in donne che hanno partecipato a corsi preparto. Rivista di psichiatria, 49(6), 253-264.

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