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Disturbi dell’apprendimento (DSA): una breve panoramica.

DSA
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I dati del Ministero dell’Istruzione del 2018 indicano che gli alunni con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) rappresentano il 3,2% dell’intera popolazione scolastica in Italia e pare che questo numero stia aumentando in maniera costante dal 2010 [3]. L’AID (Associazione Italiana Dislessia) giustifica questo incremento con la progressiva crescita della sensibilità del sistema scolastico accompagnata da una maggiore capacità di individuare correttamente i casi. In sostanza, non sono aumentati i casi di DSA ma è cresciuta la nostra conoscenza  e capacità di approccio al fenomeno [2].

I DSA fanno parte dei disturbi del neurosviluppo, perciò si presentano nei primi anni della scuola elementare ma continuano a manifestarsi per tutto il corso della vita. Interessano in maniera selettiva lettura, scrittura, grafia e calcolo (isolatamente o in combinazione tra loro) [5]. Per la maggioranza delle persone queste abilità, alla base dell’apprendimento, sono azioni così semplici e automatizzate che risulta difficile comprendere le difficoltà che può incontrare una persona con DSA.

Esistono una serie di errori tipici per ogni disturbo, vediamo qualche esempio:

  • DISLESSIA (lettura): Inversione, sostituzione, omissione di lettere o sillabe; difficoltà a procedere da sinistra a destra e mantenere il rigo di lettura.
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Fig.1
  • DISORTOGRAFIA (scrittura): Fusioni, separazioni illegali di lettere; omissioni o aggiunte di accenti e doppie (fig.1).

Fig.2
  • DISGRAFIA (grafia): Tratto grafico illeggibile o poco leggibile; difficoltà di organizzazione dello spazio nel foglio (fig.2) .

DISCALCULIA (calcolo): Difficoltà nell’elaborare grandezze e quantità numeriche, nell’eseguire conteggi e calcoli a mente, nel riconoscere i segni.

Queste sono solo alcune delle difficoltà che un alunnə con DSA può incontrare. Di conseguenza, una lettura difficoltosa incide sulla comprensione del testo, così come una scrittura disorganizzata ha un impatto sulla memorizzazione. Spesso, dunque, l’apprendimento diventa sempre più duro da affrontare e genera un aumento della frustrazione proprio perché i programmi scolastici prevedono un aumento delle conoscenze sulle basi di quelle abilità che normalmente vengono automatizzate nei primi anni di scolarizzazione [4].

 La caratteristica fondamentale dei DSA è la “specificità”, ovvero il fatto che interessano in maniera più significativa uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. A differenza di quanto si possa credere, quindi, nei disturbi d’apprendimento l’intelligenza risulta nella norma o superiore alla norma. Le difficoltà dipendono da un diverso funzionamento del cervello. Nel caso della dislessia ad esempio uno studio del 2010 ha evidenziato un’ipoattivazione delle aree posteriori del linguaggio, ciò sta a significare che le aree visive deputate all’accesso automatico alle parole lavorano meno della norma. Alcuni studi parlano più in generale di una connettività alterata nel network di aree che sostiene i processi di lettura [6].

L’espressività del disturbo è diversa nelle diverse fasi evolutive dell’abilità in questione. Dunque, non esiste un “DSA tipo”, la variabilità dei profili è estrema. L’alterazione delle funzioni, infatti, viene indicata secondo modalità dimensionali (all’interno di un disturbo ci sono diversi livelli di gravità e l’eventuale comorbilità non semplifica di certo l’apprendimento).  

I trattamenti

Per insegnare il latino a Giovannino non basta conoscere il latino, bisogna soprattutto conoscere Giovannino.

Emilio (Rousseau)

Crediamo che questa frase riassuma efficacemente l’approccio necessario al trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento. I progetti riabilitativi sono personalizzati e definiscono in modo mirato: le aree di intervento, gli obiettivi, i tempi, le modalità di erogazione, le verifiche e gli operatori coinvolti [2]. Tutto ciò cambia in base alle priorità e alle possibilità dell’individuo in questione.

Per “trattamento” si intende l’insieme delle azioni dirette ad aumentare l’efficienza di un processo alterato, migliorandolo più della sua evoluzione naturale attesa. I trattamenti si fondano su un modelli chiari e che devono avere delle evidenze scientifiche alla loro base. Si tratta di interventi di potenziamento delle abilità o di “abilitazione” (ovvero che permettono l’utilizzo del livello di funzionamento attuale) [2]. In entrambi i casi sono volti a migliorare le capacità di leggere, scrivere e fare calcoli. L’obiettivo non è solo fare in modo che le difficoltà non ricadano sul rendimento scolastico, ma anche che non impattino sul futuro percorso di vita e di lavoro della persona con un disturbo di apprendimento.

Un bambinə o ragazzə con disturbo dell’apprendimento commette generalmente molti errori  e per non farlo deve impiegare tutte le sue energie. Per questo si sente costantemente in difficoltà in classe, si stanca velocemente ed è spesso frustrato. Tenendo conto di ciò, gli elementi fondamentali di ogni trattamento sembrano essere la precocità dell’intervento e la meta-cognizione, ovvero il fatto di rendere l’individuo con DSA consapevole del funzionamento dei propri processi cognitivi e metodi di apprendimento [4]. Diversi studi consigliano anche di accompagnare le strategia riabilitative a un supporto psicologico mirato al miglioramento dell’autostima e dell’autoefficacia (fiducia nella capacità di raggiungere i traguardi prefissati).

Diagnosi

A rendere ancora più elaborato l’insieme delle caratteristiche dei DSA ci sono le numerose comorbilità che li accompagnano. Esse possono essere sia interne ai DSA stessi, sia con altre condizioni neuropsichiatriche (soprattutto disturbi del comportamento, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia e ADHD).

La diagnosi, a causa dell’estrema variabilità degli apprendimenti, può essere effettuata a partire dalla fine della seconda elementare (invece, nel caso della discalculia solo a partire dalla fine della terza). In Italia può essere effettuata solo da psicologi e medici tramite una valutazione che comprende una fase di raccolta anamnestica e una di somministrazione di test standardizzati e validati [1]. Questi ultimi valutano intelligenza, capacità di lettura, comprensione del testo, scrittura e calcolo. Sulla base della valutazione viene redatta una relazione che contiene i risultati dei test, il disturbo specifico individuato e le strategie consigliate per migliorare l’approccio che sia più benefico all’alunnə nell’apprendimento.

 In seguito alla diagnosi è necessario consegnare alla scuola la certificazione ottenuta. Infatti, la Legge n. 170/2010 (meglio conosciuta come “legge sulla dislessia”) ha riconosciuto i Disturbi Specifici dell’Apprendimento – dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia – e previsto che sia compito delle scuole, in accordo con le famiglie degli alunni, attivare gli interventi più idonei per individuare i casi sospetti di DSA [1]. Di norma, la scuola ha l’obbligo di redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP), in modo che vengano attuate una serie di misure funzionali al supporto del bambinə o ragazzə. Le misure in questione possono essere compensative (strategie o strumenti informatici e non che compensano i punti di debolezza causati dal disturbo) o dispensative (strumenti che consentono all’alunnə di non svolgere alcune prestazioni che a causa del disturbo risultano particolarmente difficoltose o non migliorano l’apprendimento)[2].

Irene Sanità Gigante

Bibliografia

  1. Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico (Legge n° 170 del 8 ottobre 2010)
  2. https://www.aiditalia.org/Media/…/consensus/Cc_Disturbi_Apprendimento
  3. https://www.miur.gov.it/disturbi-specifici-dell-apprendimento-dsa-
  4. Vio C.,Tressoldi P.E.,Lo Presti G. (2012). Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico. Trento: Erickson
  5. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5 (DSM 5, 2015)
  6. Brizzolara, D., Gasperini, F., & Mazzotti, S. (2007). Modelli neuropsicologici della dislessia evolutiva. Giornale di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva27, 229-243.

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