ArteViolenza nelle relazioni

La violenza nell’arte: la storia di Artemisia!

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ARTEMISIA GENTILESCHI

“Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.”

(Marcel Proust)

Donne, arte, violenze e pregiudizi! Era il 1600 e le donne venivano considerate “dame del focolare”, non di certo un genere indipendente, dedito alla carriera e alla libera espressione. Erano anni fiorenti per la cultura, l’arte e la scienza. La Corte di Cosimo II de Medici era il luogo di incontro di molte menti illustri come Galileo, il nipote di Michelangelo e la giovane pittrice Artemisia [1]. Quest’ultima, tuttavia, ai tempi, era nota non per le sue opere ma per un avvenimento tragico divenuto di pubblica piazza!

Chi è, dunque, la famosa Artemisia, ospite della prestigiosa corte fiorentina?

Figlia del pittore Gentileschi, amico di Caravaggio, nasce a Roma nel 1593 e, con i fratelli, vive in un ambiente ricco e stimolante. Il padre si prodigò per la sua formazione artistica e cercò di diffondere l’arte della figlia tra i maggiori esponenti dell’epoca [2].

La formazione della giovane pittrice, all’età di diciotto anni, fu affidata ad un collega del padre, Agostino Tassi. La ragazza inizia a frequentare così lo studio del maestro, non sapendo che, da lì a poco, sarebbe iniziata la sua tragedia [1].

Nel 1611, infatti, la giovane viene violentata dal Tassi, con la successiva promessa di un matrimonio riparatore che non avverrà mai, dal momento che il pittore è già sposato. Artemisia, dopo averlo scoperto, racconta tutto al padre, che decide nel 1612 di denunciare l’accaduto [1].

Un simile evento, ai tempi, era considerato, purtroppo, non una violenza bensì un disonore al quale era necessario rimediare!

‘Susanna e i Vecchioni’ (1610) Artemisia Gentileschi

Il processo, con imputato Agostino Tassi, fu molto doloroso per la pittrice sia da un punto di vista psicologico che fisico. Artemisia, infatti, venne sottoposta alla sibilla, una tortura che prevedeva lo stritolamento delle dita attraverso laccetti di cuoio, un’atrocità ancora più forte per una pittrice!

Le varie udienze, inoltre, vedevano un susseguirsi di calunnie, inganni e testimoni del Tassi corrotti. Il procedimento giudiziario, sembrava orientato più ad una ridicolizzazione e svalutazione della vittima su pubblica piazza piuttosto che ad una tutela e ad una offerta di giustizia [1].

“E’ Agostino sotto processo, non io! Sottoponete lui alla sibilla”

La passione di Artemisia, S. Vreelander, 2002.

Le prove furono di dominio pubblico e la giovane artista, per l’opinione comune, venne considerata una donna disonorata e non vittima di violenza e ingiustizie.

“Se una donna subisce uno stupro, deve aver fatto qualche gesto di invito. Che stavate facendo?”

“Dipingendo!”

La passione di Artemisia, S. Vreelander, 2002.

Fu costretta ad eseguire una visita ginecologica per verificare la sua verginità e fu preda di calunnie che la ritraevano come una donna piena di amanti e con una vita disdicevole [2].

Il processo terminò con la condanna di Agostino Tassi a cinque anni di carcere o all’esilio perenne da Roma; l’uomo scelse la seconda alternativa rimanendo comunque protetto dai suoi committenti.

La giovane artista, nel 1612, sotto organizzazione del padre, si sposò con un pittore fiorentino dell’epoca e partì successivamente per Firenze, dove venne accolta e stimata per le sue qualità artistiche nella corte di Cosimo II de Medici. Fu la prima donna ad essere ammessa all’accademia del disegno e venne acclamata non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, alla corte del Re Carlo I.

Morì a Napoli nel 1656 [1].

Artemia è passata alla storia come una delle donne più intraprendenti, una vera icona femminista, pronta a combattere per non rinunciare ai suoi sogni!

Due delle sue opere possono essere interpretate come simbolo della violenza subita, “Susanna e i vecchioni” (1610) e “Giuditta e Oleferne” (1620). Quest’ultima, in particolare, rappresenterebbe una forma di riscatto per il dolore subito.

“Giuditta e Oleferne”, (1620). Artemisia Gentileschi.

L’arte è espressione di emozioni, di dolori e di riscatti ed è la manifestazione tangibile dell’animo di unə artista! Psiche ed espressione artistica si intrecciano e convivono costantemente perché un’opera porta alla luce tutto quello che a volte si tiene nascosto!

La psicologia può, anche attraverso strumenti come l’arte, aiutare a sensibilizzare su temi importanti come quello della violenza sessuale, affrontato anche in questo articolo nel racconto della vita di Artemisia.

La violenza sessuale è una delle forme di violenza che vede vittime le donne e riguarda qualsiasi atto sessuale che viene imposto con l’uso della forza, con minacce implicite o esplicite o attraverso l’induzione di uno stato di soggezione psicologica.

È violenza sessuale approfittare di un momento di poca lucidità o proseguire un rapporto sessuale anche se il consenso viene meno a causa di un ripensamento o della non condivisione delle modalità in cui avviene l’atto sessuale.

Rientrano in tale manifestazione di violenza anche le denigrazioni e umiliazioni con connotazione sessuale [4].

Secondo la convenzione di Instabul adottata nel 2011 dal Consiglio d’Europa e ratificata dall’Italia nel giugno del 2013, tali atti, insieme alla violenza psicologica, economica e coercizione o privazione della libertà nella sfera pubblica e privata, vengono considerati una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione nei confronti delle donne, poiché annullano il godimento di diritti inalienabili e delle libertà fondamentali dichiarati nei principi generali di diritto internazionale [4].

In Italia, l’articolo che tratta in materia generale di violenza sessuale è il 609-bis del codice penale:

“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali é punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

1. abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;

2. traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.” [3]

La violenza sessuale non ha genere e non ha età, bisogna combatterla e prevenirla!

Educare al rispetto dell’altrə, riflettere e sensibilizzare sono alcuni dei passi da fare in questa battaglia. Promuovere uno spirito critico, anche attraverso l’arte, è solo uno dei tanti modi!

Laura L’Episcopo

Bibliografia

  • [1] Artemisia Gentilischi, la vita e le opere. Ado, analisidellopera.it https://www.analisidellopera.it/artemisia-gentileschi-la-vita-e-le-opere/
  • [2] Artemisia Gentileschi: scopri il terribile dramma della sua vita. ArtTrip. https://arttrip.it/artemisia-gentileschi/
  • [3] Legge 15 febbraio 1996, n 66. NORME CONTRO LA VIOLENZA SESSUALE. Gazzetta ufficiale 20 febbraio 1996 n 42.  http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1557_allegato.pdf
  • [4] M. L. Bonura (2016). Che genere di violenza. Conoscere e affrontare la violenza contro le donne. Trento. Erickson.

Approfondimenti

Consiglio d’Europa (2011). Relazione esplicativa della convenzione del consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Serie dei Trattati del Consiglio d’Europa, n 210. Istanbul

S. Vreeland, (2002). “La passione di Artemisia”. Neri Pozza Editori: Vicenza.

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