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Cyberbullismo: al posto della vittima

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Tantissimз giovani condividono quotidianamente vissuti, emozioni, racconti attraverso telefoni, tablet e PC. Inutile dire quanto l’utilizzo della tecnologia abbia mantenuto vivi i nostri legami e le nostre interazioni durante il periodo segnato dal distanziamento sociale. È bene, però, fare una distinzione: se per lз adulti si è trattato per lo più di una novità, non si può dire lo stesso per bambinз e adolescenti, lз quali sono cresciutз nell’epoca in cui comunicare attraverso “l’altra dimensione”, quella virtuale, altro non rappresenta che la normalità.

Sembrerà strano, ma bambinз e adolescenti sono abituati a parlare dei loro vissuti, anche emotivi, attraverso una chat e a condividere buona parte della loro quotidianità sui social network. È per questo che la reazione ad un’offesa o ad una minaccia letta in un messaggio o ascoltata attraverso un vocale non sembrerà loro meno reale di una ricevuta di persona. Ciò che rende, invece, due provocazioni molto diverse fra di loro è la diffusione incontrollata del contenuto. Per fare un esempio, la derisione compiuta all’interno di una classe non è grave quanto un’offesa diffusa ad un numero indeterminato di persone: quest’ultima avrà sulla vittima un impatto emotivo e cognitivo certamente superiore rispetto a quello provocato dalla prima.

Un numero sempre maggiore di giovani italianз dichiara di essere o esser statз vittima di cyberbullismo. L’ultima rilevazione ISTAT riporta che di tuttз lз adolescenti italianз che hanno accesso ad Internet e hanno un’età compresa fra gli 11 e i 17 anni, il 7,1% delle ragazze e il 4,6% dei ragazzi ha ricevuto aggressioni sul Web [1]

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I casi di cyberbullismo sono molto frequenti anche tra i più piccoli: infatti circa il 7% dei bambini tra 11 e 13 anni è risultato vittima di prepotenze [1].

I dati che abbiamo a disposizione ci danno un’idea del fenomeno, ma dobbiamo tener presente che non ci garantiscono un quadro esaustivo. Infatti si stima una quantità molto estesa di dati sommersi e ciò è dovuto sia all’ampio spettro di mezzi di comunicazione che rende impossibile una stima realistica sia alle caratteristiche del contesto in cui il fenomeno avviene. Si potrebbe affermare, infatti, che lo spazio e il tempo delle interazioni su Internet siano potenzialmente illimitati, tanto che le offese possono essere inviate a qualunque ora e attraverso più canali contemporaneamente (social network, chat di giochi o videogiochi, SMS…).

La possibilità per il bullo o la bulla di reiterare offese e minacce senza limiti di alcun tipo rende la vittima ancor più vulnerabile, costringendola a percepirsi completamente impotente di fronte a ciò che sta subendo, come se non avesse più alcuna via di scampo. Chi subisce atti di bullismo può essere una persona introversa, fragile, remissiva, anche se queste non sono caratteristiche indispensabili della vittima di cyberbullismo. Immaginate, ad esempio, che una persona estroversa e amichevole venga a conoscenza della diffusione di notizie e offese che la riguardano e di cui, tra l’altro, non conosce lз artefici, spesso nascostз dietro un nickname o un passaparola incontrollabile di cui non vi è traccia. Probabilmente anche questa persona risentirebbe degli effetti del cyberbullismo. Ma di quali effetti si tratta?

Le conseguenze del cyberbullismo sulla vittima

È possibile distinguere conseguenze a breve e a lungo termine. Le prime si manifestano durante o subito dopo la ricezione di violenze, tra queste troviamo [2]:

  • improvviso e drastico mutamento dell’umore verso il versante negativo;
  • abbandono della vita sociale e/o della scuola;
  • in alcuni casi auto-reclusione;
  • in alcuni casi gesti estremi quali tentato suicidio o suicidio.

Ci sono poi conseguenze che possono presentarsi dopo una lunga esposizione a minacce e aggressioni, o anche dopo mesi o anni da esse. Una ricerca ha dimostrato che atti di cyberbullismo sono correlati allo sviluppo, in alcune vittime, di un Disturbo post traumatico da stress. Altre vittime possono sviluppare invece sintomi depressivi o condotte autolesionistiche [3].

Cosa si può fare per prevenire i danni del cyberbullismo?

Spesso accade che la persona si renda conto di essere una vittima di cyberbullismo quando il fenomeno è già in corso. Questo dato evidenzia un problema legato al riconoscimento dell’evento aggressivo, suggerendoci quanto sia indispensabile lavorare precocemente con lз bambinз sul riconoscimento di modalità di comunicazione aggressiva, sull’empatia e sull’importanza di segnalare simili episodi.

Per prevenire atti di bullismo o cyberbullismo risultano piuttosto efficaci interventi che mirano all’acquisizione di abilità quali l’empatia, la comunicazione efficace e che lavorino sulla cooperazione fra pari. Questi progetti vengono solitamente realizzati nelle scuole e sono rivolti al gruppo classe. Questo perché, spesso, forme di bullismo o di cyberbullismo altro non sono che l’espressione di dinamiche di gruppo come l’estromissione dell’elemento più debole o minaccioso per la sopravvivenza del gruppo stesso. Il più delle volte, però, il gruppo assume le sembianze di un complice silenzioso, che assiste o addirittura partecipa agli episodi violenti, ma tiene nascosto l’accaduto, contribuendo così alla definizione di quello che può rivelarsi a tutti gli effetti uno scenario di un “reato senza colpevoli”.

È fondamentale, pertanto, che attorno alla vittima, la quale fatica a far emergere il proprio vissuto, si crei una rete capace di cogliere qualsiasi segnale di allarme e di assicurarle una forma di sostegno, anche semplicemente affettivo.

Bibliografia

[1] ISTAT (2020). Indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti. Disponibile da https://www.istat.it/it/files/2020/06/Istat_Memoria-scritta_Violenza-tra-minori_1-giugno-2020.pdf

[2] Ivan Ferrero (17 Maggio 2019). Gli effetti del cyberbullismo su vittime e carnefici: tutte le sfaccettature del fenomeno. Disponibile da https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/cyberbullismo-gli-effetti-a-breve-e-lungo-termine-su-tutti-gli-attori/

[3] Ranney, M. L., Patena, J. V., Nugent, N., Spirito, A., Boyer, E., Zatzick, D., & Cunningham, R. (2016). PTSD, cyberbullying and peer violence: prevalence and correlates among adolescent emergency department patients. General hospital psychiatry, 39, 32-38.

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