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L’AUTOSTIMA: che valore mi attribuisco?

Risultano piuttosto frequenti frasi quali “ho una bassa autostima…”, “non crede in se stesso/a, non si stima molto”. Siamo quindi tutti piuttosto consapevoli dell’importanza che ha l’autostima; con questo articolo analizzeremo cos’è, perché è utile per il nostro benessere e, infine, se e come è possibile migliorarla.

L’autostima, anzitutto, può essere definita come “la percezione di sé come persona valida” [1], quindi una valutazione del valore globale che ciascuno si attribuisce [2]. Tale valore comprende sentimenti di auto accettazione e rispetto per se stessi, come la convinzione di meritare cure e comportamenti rispettosi nei propri confronti. In un precedente articolo abbiamo approfondito l’autoefficacia (o self-efficacy), ovvero la percezione di sé come persona competente in determinati compiti. Si tratterebbe, quindi, di una valutazione più specifica rispetto all’autostima. Entrambe, comunque, hanno effetti sulle decisioni che prendiamo e sugli obiettivi che vogliamo perseguire.

Una curiosità rispetto all’autostima riguarda il fatto che tende ad avere una traiettoria di sviluppo tipica lungo tutto l’arco della vita; questo significa che tendenzialmente la curva si presenta uguale per tutti gli individui. In particolare, a partire dall’adolescenza, si assisterebbe ad un incremento costante dei livelli di autostima fino al raggiungimento di un picco tra i 50 e i 60 anni [3], periodo in cui, secondo diversi studiosi, si percepirebbe il massimo del proprio valore. Questi dati sono da riferirsi a culture occidentali, le uniche ad essere state oggetto di studi, quindi non sono da generalizzare a tutte le altre culture.

Al di là della traiettoria che segue, l’autostima è identificabile come un tratto, ovvero una caratteristica che tende a rimanere piuttosto stabile nell’arco della vita di un individuo, ma non per questo priva della possibilità di mutare [4].

Figura 1. Elisa Shori, illustratrice e autrice della pagina Instagram “Disegnetti Depressetti”. Traduzione: “Buone decisioni – Io – Cattive decisioni”.

Come si costruisce l’autostima?

L’autostima inizia a strutturarsi durante l’infanzia. Come già accennato consiste in una valutazione soggettiva che però ha le sue radici nei giudizi che le figure adulte di riferimento associano ad un individuo a partire dalla sua infanzia.

L’autostima si forma sulla base dei significati consapevoli e inconsapevoli derivanti dall’adulto e percepiti dal bambino o dalla bambina all’interno di una specifica relazione. Risente perciò dell’influenza reciproca tra realtà esterna ed interna alla persona ed è fondamentale tener conto della continua interazione che si verifica fra le due parti.

La realtà esterna comprende le figure genitoriali, la famiglia, l’ambiente e le esperienze di vita. Se queste non restituiscono al/la bambino/a un’idea di sé come persona meritevole di attenzioni e di cure, questa svilupperà probabilmente una scarsa (o una cattiva) autostima. Se al contrario questi ascoltano, rivolgono attenzioni e forniscono spiegazioni al/la piccolo/a rispetto alle sue normali reazioni emotive e condividono con lui o lei i suoi successi, accettando i suoi fallimenti, questi svilupperà una buona stima di sé. In che modo la realtà esterna, comunica questi messaggi? Un esempio può essere il seguente: se la maggior parte delle volte che il bambino o la bambina piange, il genitore non lo/la considera, è come se comunicasse al/la piccolo/a che il suo stato d’animo non è importante e che quella parte di lui/lei non dovrebbe esistere. Allo stesso modo, crescere all’interno di un ambiente che non tollera il pianto contribuirà a sviluppare l’idea che non bisogna mai piangere e che il pianto coincide con una manifestazione di debolezza o di fallimento.

Tuttavia anche il modo in cui percepiamo e interpretiamo i messaggi esterni e le esperienze che viviamo può confermare e rinforzare la stima di se stessi. Questi aspetti, che fanno parte della nostra realtà interna, possono anche risultare erronei.

Un esempio è costituito dagli ideali irrealizzabili che ci si pone: come quello di pretendere che un/’amico/a o un/a fidanzato/a ci riempia costantemente di attenzioni, perché riteniamo che solo così possa dimostrarci il suo amore.

Non ricevere ciò che ci aspettiamo, come in questo caso, influenza decisamente quanto sentiamo di meritarci e quindi il valore che ci attribuiamo. A questo proposito ricerche più recenti stanno andando nella direzione di individuare quegli errori di ragionamento tipici della nostra mente, anche noti come bias, che sembrerebbero avere un grande peso sulla costruzione della propria autostima, come nel caso degli ideali irrealizzabili.

Figura 2. Elisa Shori, illustratrice e autrice della pagina Instagram “Disegnetti Depressetti”. Traduzione: “Io: Non crearti false aspettative. Il mio cervello: sicuro.”

Qual è il ruolo dell’autostima?

Alcuni ricercatori italiani hanno dimostrato che durante il periodo della pandemia, la quale ha provocato emozioni di paura e una predisposizione all’isolamento, l’autostima ha rappresentato un fattore protettivo rispetto allo sviluppo di sintomi ansiosi e di depressione [5]. Per “fattore protettivo” intendiamo una risorsa o condizione specifica in grado di prevenire l’impatto provocato da fattori di rischio e capace di favorire un buon adattamento dell’individuo nell’ambiente in cui vive.

Studi recenti, inoltre, hanno portato alla luce il ruolo primario dell’autostima nel determinare il successo e il benessere in determinati ambiti, quali: relazioni sociali, lavoro e salute sia fisica che psicologica [3, 6]. Tuttavia, come spiegato da alcuni ricercatori [7], non è possibile, ad esempio, stabilire se l’autostima sia l’unica ragione di successo lavorativo. È più probabile, come già esplicitato, che le nostre autovalutazioni siano in grado di avvicinarci o al contrario allontanarci dal raggiungimento di una determinata meta, promuovendo o meno il raggiungimento di un successo personale (di questo si è parlato anche nell’articolo sopracitato sull’autoefficacia).


Quali sono i meccanismi che nascondono una scarsa autostima?

Avvertire spesso un crollo emotivo o provare sentimenti di svalutazione dopo un eventuale fallimento e/o insuccesso o dopo essersi resi conto di non aver raggiunto l’obiettivo desiderato, possono essere segnali che la nostra autostima non ci ha sostenuto a sufficienza. Allo stesso modo, anche sentimenti di onnipotenza o di superiorità nei confronti di altre persone o rispetto alla risoluzione di un problema, rappresentano segnali di scarsa autostima. Questi ultimi meccanismi, che nell’approccio psicoanalitico sono noti come “meccanismi di difesa”, sono spesso finalizzati ad evitare un crollo emotivo che comporterebbe un ulteriore attacco alla propria già carente autostima.

Figura 3. Elisa Shori, illustratrice e autrice della pagina Instagram “Disegnetti Depressetti”

Cosa si può fare per migliorare la propria autostima?

Porre attenzione a quanto ci stimiamo è sicuramente una buona strategia per approfondire la conoscenza di noi stessi e per contribuire al nostro benessere. Di seguito trovate alcuni suggerimenti che vogliono essere uno spunto di riflessione e non pretendono di rispondere in modo esaustivo e risolutivo alla domanda precedente.

  • Esplora i tuoi vissuti: analizza i sentimenti e le reazioni che hai avuto in quella specifica situazione. Questo aiuta a riconoscere ciò che ti fa stare bene e ciò che invece provoca sentimenti spiacevoli e per cui è necessario “fare qualcosa”.
  • Sii critico rispetto alle autovalutazioni più estreme che hai di te: ma anche di quelle che fanno gli/le altri/e. Ritenere ad esempio che “si ha un pessimo carattere” può essere anche un’idea condivisa dagli altri o le altre, ma di certo non è l’unica cosa che ti caratterizza. Ci saranno certamente aspetti più positivi e meno “estremi” della tua persona.
  • Abituati a cambiare prospettiva: è molto utile farlo con se stessi, per esempio ammettendo che se abbiamo sempre reagito in un certo modo in determinate situazioni, non è detto che sarà sempre così, infatti le cose possono cambiare e così il nostro modo di vederle.
  • Sii consapevole che l’autostima è trasversale. Poiché si tratta di autovalutazioni globali, rafforzando l’autostima in un ambito, ad esempio quello lavorativo o scolastico, rinforzerai la visione di te stesso anche in altri ambiti, cosa che, a sua volta, ti consentirà di affrontare efficacemente varie sfide.

Spesso è indispensabile una profonda analisi di se stessi e delle situazioni che si stanno vivendo, ma se ciò risulta difficile perché siamo sommersi da percezioni distorte o contrastanti (un classico esempio è “sono una persona molto calma, ma spesso mi arrabbio!”) allora può essere utile confrontarsi con una persona di cui ci fidiamo o rivolgersi ad un o una professionista che ci guidi verso un’esplorazione più ampia di noi stessi.

La vostra visione apparirà più chiara soltanto quando guarderete nel vostro cuore.
Chi guarda l’esterno, sogna. Chi guarda all’interno si sveglia.

Carlo Gustav Jung

Beatrice Moretti

Bibliografia

[1] Wittkowski, A., Garrett, C., Calam, R., & Weisberg, D. (2017). Self-report measures of parental self-efficacy: A systematic review of the current literature. Journal of child and family studies, 26(11), 2960-2978.

[2] Coopersmith, S. (1965). The antecedents of self-esteem. Princeton.

[3] Orth, U., Robins, R. W., & Widaman, K. F. (2012). Life-span development of self-esteem and its effects on important life outcomes. Journal of personality and social psychology, 102(6), 1271.

[4] Orth, U., & Robins, R. W. (2014). The development of self-esteem. Current Directions in Psychological Science, 23(5), 381-387.

[5] Rossi, A., Panzeri, A., Pietrabissa, G., Manzoni, G. M., Castelnuovo, G., & Mannarini, S. (2020). The anxiety-buffer hypothesis in the time of COVID-19: when self-esteem protects from the impact of loneliness and fear on anxiety and depression. Frontiers in Psychology, 11.

[6] Kuster, F., Orth, U., & Meier, L. L. (2013). High self-esteem prospectively predicts better work conditions and outcomes. Social Psychological and Personality Science, 4(6), 668-675.

[7] Baumeister, R. F., Campbell, J. D., Krueger, J. I., Vohs, K. D. (2003). Does high self-esteem cause better performance, interpersonal success, happiness, or healthier lifestyles? Psychological Science in the Public Interest, 4, 1–44.

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