DivulgazionePsicologia Sociale

ROSSO D’AMORE, NON DI VIOLENZA

violenza di genere
Tempo di lettura 9 minuti

“Non voglio un amore a metà, lacerato, spaccato in due.
Mi merito qualcosa di intero, intenso e indistruttibile.”

Frida Kahlo

“C’era una volta…”, così iniziavano le fiabe, quelle ascoltate sin da piccoli/e che ti facevano credere sempre in un lieto fine: il bene vinceva sempre sul male e la principessa veniva salvata dall’antagonista grazie alle gesta di un valoroso e bellissimo principe. Le principesse, il più delle volte descritte come ragazze dolci, sensibili e fragili, per poter sfuggire ad un destino crudele avevano sempre bisogno di un uomo, pronto ad arrivare sul cavallo bianco per portarle via e “vivere felici e contenti”. Così si concludeva la storia. Ma era davvero così? Andava tutto così bene poi, d’amore e d’accordo e senza momenti bui? In fondo ci si voleva credere…

Crescendo, però, si inizia a capire che l’amore, le relazioni non sono poi così semplici, non si è sempre felici e ci sono dei momenti in cui il mondo ti sembra crollare addosso. In quei momenti bisogna essere forte, una guerriera, un po’ come Mulan, l’eroina che salva non solo se stessa dagli Unni, ma tutta la Cina!

Si arriva subito a questa consapevolezza? A volte sì, altre volte, invece, ci vuole tempo. Una cosa, però, è certa. Ogni donna può essere una guerriera, una principessa e tutto ciò che desidera!

E se la fiaba diventa violenza?

Ci vuole un esercito pronto ad intervenire, ad essere accanto alla guerriera per sostenerla e combattere contro quello che è un male. Questo, però, non basta. Bisogna prevenire e sensibilizzare, prima che sia troppo tardi!

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E’ una giornata importante che ha lo scopo di sensibilizzare la società su un tema così attuale e delicato, promuovendo non solo un comportamento solidale nei confronti di chi subisce violenza, ma anche e soprattutto un cambiamento negli atteggiamenti e nei comportamenti quotidiani verso qualsiasi donna. A livello teorico si è sempre più vicini al concetto di uguaglianza di genere, nei fatti, purtroppo, ancora non è così.

Facciamo un passo indietro: cosa c’è alla base di questa disuguaglianza? Potremmo certamente pensare ad un insieme di pensieri disfunzionali (ovvero distorsioni cognitive sottostanti ai processi di pensiero) influenzati dal contesto sociale, ambientale (familiare e scolastico) e dallo status psicologico. Un forte condizionamento è dato, ad esempio, dagli stereotipi di genere, dettati dalla cultura, che posizionano la donna e l’uomo in due categorie, caratterizzate da atteggiamenti, comportamenti e modalità di pensiero distinte sia nel pubblico che nel privato. Tali schemi, in particolar modo, definiscono (erroneamente direi) ciò che ci si deve aspettare dal punto di vista culturale da un uomo e una donna e quali comportamenti possono essere considerati desiderabili, appropriati e accettabili [1].

Facciamo degli esempi!

Stereotipi di genere

Prima di parlare degli stereotipi è necessario fare una piccola premessa: genere e sesso non indicano la stessa cosa!

Il sesso è il dato biologico al momento della nascita e riguarda, dunque, l’apparato riproduttivo. Il genere, invece, indica il processo sociale che porta alla costruzione di modelli culturali che definiscono l’essere donna o uomo, tramite l’educazione e la convivenza sociale, definendo ciò che è “tipicamente” maschile o femminile [1].

Come spiegato da Saraceno (2015), molte caratteristiche quali atteggiamenti, capacità e aspirazioni, che generalmente per natura vengono considerati tipicamente maschili o femminili, sono in realtà costrutti sociali rigidi, radicati e utilizzati come modelli organizzativi già a partire dalla famiglia. Essi guidano non solo le scelte soggettive degli individui, ma addirittura condizionano emozioni e desideri [1].

Ma quali sono i pensieri legati agli stereotipi relativamente all’uomo e alla donna?

L’UOMO

Il gladiatore, Ridley Scott, 2000.

Si pensa che sia forte, protettivo, rude, impassibile, immaturo, lineare e meno contorto delle donne nei pensieri, interessato al sesso e poco al legame affettivo, predisposto a compiti che richiedono logica e strategia, incline al potere e agli affari e incapace nei compiti di assistenza e cura.

LA DONNA

Io prima di te, Thea Sharrock, 2016.

Dolce, gentile, premurosa, vulnerabile, incline al pianto, frivola, pettegola, romantica, complicata, interessata al legame affettivo e poco al sesso ma nello stesso tempo manipolatrice e seduttiva (un ossimoro no?), completa solo quando diventa mamma e adatta nei compiti di cura e assistenza.

Queste concezioni relative alla donna sono quelle che sottendono ad espressioni del tipo “Beh con quella gonna così, te la sei un po’ cercata eh”, oppure “Ti tratta così solo perché vuole stuzzicarti”, o invece “Ma non hai ancora fatto un figlio? Guarda che l’orologio corre!”. L’elenco purtroppo è lungo e sono frasi che vengono ripetute giornalmente, ferendo e trasmettendo un messaggio di inadeguatezza dell’altro/a all’interno del contesto sociale. Sono frasi che obbligano ad assumere un ruolo, risultando, dunque, una vera e propria violenza!

Esiste, dunque, una correlazione tra stereotipi e violenza di genere, poiché tali modelli ricadono inevitabilmente sulla libertà individuale e la definizione di sé e dell’altro come individuo di valore o meno. Tutto questo contribuisce, inoltre, a definire ciò che è ritenuto accettabile o meno nella relazione uomo-donna, come la tolleranza della violenza maschile e l’oggettivazione della donna nei mass media [1].

Le spiegazioni esistenzialiste che reputavano gli uomini costituzionalmente più inclini alla violenza si sono rivelate infondate dal punto di vista scientifico. La violenza maschile deve essere ricercata piuttosto nei processi educativi e sociali che portano a confermare la propria mascolinità attraverso la rimozione della propria capacità di cura, la fobia della paura e della propria vulnerabilità emotiva, e l’affermazione della propria virilità tramite l’aggressività. Di contro, per le donne, il costo di tale educazione, a volte, è la rimozione delle proprie capacità assertive.

La violenza sulle donne, dunque, non deve essere considerata un tema tipicamente femminile, ma una questione innanzitutto maschile. Tutto ruota attorno al modo in cui si pensano e vivono le relazioni uomo-donna, e alla promozione del rispetto tra i generi e della parità delle opportunità, non solo dal punto di vista comportamentale, ma soprattutto di pensiero [1].

Che cos’è dunque la violenza di genere? Come si manifesta?


Susanna e i vecchioni, Artemisia Gentileschi. 1610

Violenza: un termine, tante sfaccettature

Secondo la convenzione di Istanbul adottata nel 2011 dal Consiglio d’Europa [3] e ratificata dall’Italia nel giugno del 2013, si definisce violenza contro le donne:

“Tutti gli atti di violenza, fondati sul genere che arrecano o posso arrecare danni di natura fisica, psicologica ed economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione della libertà, sia nella sfera pubblica che privata”.

Tali atti vengono considerati una violazione dei diritti umani e una discriminazione nei confronti delle donne, poiché annullano il godimento da parte delle donne di diritti inalienabili e delle libertà fondamentali dichiarati nei principi generali di diritto internazionale. Per tale ragione, l’espressione “violenza di genere”, sebbene includa tutte le forme di maltrattamento fondate sul genere e sulla discriminazione sessista, viene utilizzato per indicare la violenza contro le donne. Lo scopo è quello di evidenziare il percorso storico e sociale sottostante a tale forma di sopruso e ci chiama tutti in causa, in quanto parte sociale e cittadini/e di Stati di diritto [1].

In Italia, secondo i dati Istat (2020), nel periodo compreso tra marzo e giugno, durante il periodo di lockdown, il numero di contatti sia telefonici che via chat al numero verde 1522 contro la violenza sulle donne e lo stalking, è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280. Inoltre, accanto alla richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza (4.899 chiamate pari al 32,1% del totale delle chiamate valide) crescono anche le chiamate per avere informazioni sulla tipologia di servizi offerti dal 1522 (3.655 pari al 23,9%) [2] .

Ma come può manifestarsi la violenza? Vediamo insieme le più diffuse!

Violenza fisica

Sono tutti quei comportamenti che mirano a ledere l’integrità fisica della donna, attraverso l’uso della forza corporea, usata per intimidire, bloccare o colpire. Generalmente lo scopo è quello di punire, spaventare o costringere la donna a fare qualcosa contro la sua volontà.

Tale violenza non si manifesta solo attraverso il contatto fisico diretto (ad esempio pugni, percosse e strattonamento) ma anche attraverso comportamenti quali: lanciare o rompere oggetti per rabbia, danneggiare o distruggere oggetti significativi per la donna, privare da sonno, cure mediche e l’accesso ai farmaci.  

Violenza psicologica

Ha l’obiettivo di colpire la salute psicologica della donna, attaccandone l’autostima, la libertà e l’autodeterminazione. È una violenza infida, che usa parole, atteggiamenti e azioni col fine di manipolare, controllare e denigrare l’immagine del partner sia in pubblico che in privato. Un altro modo è quello di colpevolizzare la donna per i suoi sentimenti, usare i suoi problemi e le sue vulnerabilità per indurre un senso di inadeguatezza e fare osservazioni inopportune ed umilianti su aspetto fisico, gusti e valori.

Violenza psicologica è anche trattare la donna come una proprietà privata, oggettificandola, o sovraccaricarla di impegni e responsabilità come una schiava.

La forma più subdola è il gaslighting, una manipolazione cognitiva che porta la donna a dubitare della veridicità delle proprie percezioni e ragionamenti, fino a farle pensare, talvolta, di avere dei disturbi di memoria [1].  

Violenza sessuale

Per violenza sessuale si intende qualsiasi atto sessuale che viene imposto con l’uso della forza, minaccia implicita od esplicita o attraverso l’induzione di uno stato di soggezione psicologica. È violenza sessuale approfittarsi di un momento di poca lucidità della donna, e proseguire un rapporto sessuale quando il consenso viene meno a causa di un ripensamento o della non condivisione delle modalità in cui avviene la prestazione sessuale.

Rientrano in tale manifestazione di violenza anche le denigrazioni e umiliazioni con connotazione sessuale.

Violenza economica

Sono tutti quegli atti volti ad estromettere la donna dalla gestione economica delle entrate familiari, con lo scopo di creare dipendenza e limitare la sua libertà ed autonomia, impedendo ad esempio al partner di andare a lavorare o di accedere ai conti bancari comuni.

Stalking

Il termine stalking deriva dal termine inglese “to stalk” che significa letteralmente “braccare la preda”. Tale termine viene usato per indicare l’insieme dei comportamenti ripetuti e persecutori che generano nella donna ansia e paura, poiché sente di essere continuamente controllata e seguita, come una preda.

È possibile distinguere i comportamenti persecutori in tre categorie:

  1. Contatti indesiderati e controllanti (appostamenti sotto casa, pedinamenti e inseguimenti);
  2. Comunicazioni intrusive e indesiderate (messaggi, e-mail, biglietti e telefonate);
  3. Atti intimidatori attraverso comportamenti e minacce verbali (raccolta di materiale personale come foto e video per distruggere la reputazione della donna, chiamare la donna dicendo di sapere il luogo in cui si trova) [1].

Violenza assistita

Tale violenza si manifesta davanti agli occhi dei figli che vengono esposti in maniera diretta o indiretta alla violenza subita dalla madre, che sia essa fisica, psicologica, sessuale o economica.

La violenza diretta avviene quando si esercita davanti agli occhi dei bambini (ad esempio picchiare la madre mentre il figlio guarda); indiretta quando si percepiscono gli effetti (l’occhio nero dopo la violenza fisica).

Altre forme di violenza

Ci sono altre forme di violenza, che seppur meno diffuse nel nostro paese, toccano i diritti inalienabili della donna, minandone la salute:

  • Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono pratiche che vanno ad incidere ed esportare in maniera parziale o totale i genitali femminili.
  • I matrimoni forzati, diffusi in diverse culture.
  • La tratta di donne e bambine, legata soprattutto alla prostituzione.

In conclusione

“Essere donna è così affascinante, è un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai”

Oriana Fallaci

Essere donna, al giorno d’oggi, continua ad essere una sfida, sebbene questa affermazione risulti un po’ un ossimoro pensando alla continua evoluzione e modernizzazione della società.

Risulta impensabile dover spiegare come la violenza leda i diritti umani dell’individuo, e come essa ne possa condizionare la vita. Dover associare il termine “genere” a quello di “violenza” ci fa capire quanti passi dobbiamo ancora fare per arrivare ad un cambiamento sociale e di pensiero sulla concezione della figura della donna e dell’uomo, poiché colloca entrambi in una gabbia di costrizioni e schemi sociali inadeguati e lesivi.

La società ha un ruolo fondamentale in questo, per tale ragione bisogna educare alle emozioni, al rispetto, all’uguaglianza e alla parità di genere e, soprattutto, al DIALOGO! Parlare, confrontarsi e, quando si ha bisogno, chiedere aiuto!

Questo articolo, oltre a voler sensibilizzare verso tale tematica, vuole anche lanciare un messaggio motivazionale ad ogni donna che vive la sua battaglia, qualunque essa sia: “Combatti guerriera, non sei sola!”

Laura L’Episcopo

Bibliografia

[1] M. L. Bonura (2016). Che genere di violenza. Conoscere e affrontare la violenza contro le donne. Trento. Erickson.

[2] Istat, (2020). L’allerta internazionale e le evidenze nazionali attraverso i dati del 1522 e delle Forze di Polizia La violenza di genere al tempo del coronavirus: Marzo – Maggio 2020. Istat.

[3] Consiglio d’Europa (2011). Relazione esplicativa della convenzione del consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Serie dei Trattati del Consiglio d’Europa, n 210. Istanbul.

Sitografia

Camera dei deputati (2017) La convenzione di Istanbul contro la violenza nei confronti delle donne. L’attuazione nell’ordinamento interno. Documentazioni e ricerche. https://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/AC0173.htm

Approfondimenti

D. Mastromattei (2016). Artemisia Gentileschi. La biografia e le opere più importanti. ArteWorld.

GreenMe, (2019), “Artemisia Gentileschi fu stuprata e torturata: è la pittrice più coraggiosa della storia”. https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/artemisia-gentileschi/

La mente è meravigliosa (2020). Artemisia Gentileschi, biografia di una pittrice Barocca. https://lamenteemeravigliosa.it/artemisia-gentileschi-biografia-di-una-pittrice-barocca/

Canu R. (2008), La violenza domestica contro le donne in Italia e nel contesto internazionale ed europeo, La Riflessione, Cagliari

Holtzworth-Munroe A. e Gregory L.S. (1994), Typologies of male batterers: three subtypes and the differences among them, “Psychological bulletin”, vol. 116, n. 3, 476-497.