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ADHD in età evolutiva. “Non dirmi di star fermo!”

ADHD
Tempo di lettura 5 minuti

“Non stai mai fermo e seduto!”, “hai sempre la testa tra le nuvole”, “sei un gran maleducato”, “non ti impegni abbastanza”: queste sono le frasi che un bambino con ADHD si sente ripetere in continuazione. Purtroppo, è ancora molto alta la disinformazione in merito a questo disturbo e ciò influenza negativamente il benessere dei bambini e delle loro famiglie. Bambini spesso descritti come svogliati, ribelli e sbadati…ma cos’è realmente l’ADHD?

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo: si presenta in età prescolare o scolare e continua a manifestarsi per tutto il corso della vita. È tra i più frequenti in età evolutiva, infatti colpisce tra il 3-5% dei bambini.[1]

Il disturbo è caratterizzato da disattenzione e/o iperattività e impulsività, infatti i bambini con ADHD presentano [1]:

  • scarsi livelli di attenzione: faticano a mantenere la concentrazione prolungata nel tempo, si annoiano e si distraggono molto facilmente
  • difficoltà nei processi di inibizione comportamentale
  • difficoltà a stare fermi o seduti a lungo: sono generalmente irrequieti e impulsivi
Foto di Patrice Audet

Diagnosi:

La diagnosi di ADHD si basa sulla valutazione attraverso test, questionari e osservazione di specifici sintomi. Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) stabilisce che i bambini devono presentare almeno 6 sintomi, per almeno 6 mesi, in almeno due ambienti diversi (casa, scuola, attività sportive ecc.). I sintomi devono causare compromissione significativa del funzionamento del bambino e devono essersi presentati prima dei 7 anni di età. [2]

I sintomi di disattenzione sono:

  • frequenti errori di distrazione nei compiti scolastici o in altre attività (es. trascura o omette dettagli, il lavoro non risulta essere accurato);
  • difficoltà a mantenere l’attenzione prolungata sui compiti o sul gioco (es. si distrae spesso durante una lezione o una conversazione);
  • sembra non prestare attenzione quando gli si parla direttamente;
  • frequenti difficoltà nell’organizzazione e nel completamento di compiti e attività (es. inizia l’attività ma perde presto la concentrazione);
  • riluttanza o avversione per attività che richiedono sforzo mentale protratto;
  • perdita frequente di oggetti;
  • facile distrazione da stimoli esterni;
  • sbadataggine e smemoratezza nelle attività quotidiane.

I sintomi di iperattività e impulsività sono:

  • frequenti movimenti di mani e piedi o in generale eccessivo movimento anche quando si è seduti;
  • difficoltà a restare seduti per molto tempo (es. lascia spesso il proprio posto in classe);
  • bisogno di correre e arrampicarsi anche in situazioni non adeguate;
  • difficoltà nel giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente;
  • sembra essere costantemente “sotto pressione” o “azionato da un motore”;
  • eccessiva loquacità, spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia stata completata (es. completa le frasi dette da altri);
  • difficoltà ad aspettare il proprio turno (es. mentre aspetta in fila o nelle conversazioni).

È possibile differenziare 3 sotto-tipi del Disturbo [2]:

  • se sono presenti unicamente 6 segni di disattenzione si parlerà di “sottotipo con disattenzione predominante”: difficoltà nel terminare attività, nella cura dei dettagli e nel mantenere l’attenzione prolungata nel tempo;
  • se sono presenti unicamente 6 segni di iperattività si parlerà di “sottotipo con impulsività e iperattività predominanti”: difficoltà nell’aspettare il proprio turno, nello stare fermi e nell’eseguire un compito dall’inizio alla fine;
  • se sono presenti 6 segni per ciascuna categoria, si parlerà di “sottotipo combinato”.

Esordio e decorso dell’ADHD

Come già anticipato, l’ADHD viene solitamente identificato nel corso dei primi anni della scuola primaria, dove la struttura, le regole e le modalità di interazione dell’ambiente fanno emergere maggiormente le fragilità del bambino.

In adolescenza si riducono i segnali di iperattività, descritti prevalentemente come agitazione, sensazione di nervosismo, irrequietezza o impazienza; permane una forte disattenzione [3].

ADHD e difficoltà scolastiche

L’alunno con ADHD presenta spesso difficoltà di apprendimento. Il deficit nell’attenzione e nell’autoregolazione da un lato, l’eccessiva impulsività e iperattività dall’altro, compromettono inevitabilmente l’acquisizione delle competenze scolastiche. A scuola è richiesto di stare attenti e seduti al proprio banco per diverse ore, di seguire le istruzioni date e di non commettere errori di distrazione, compiti non semplici. Inoltre, il bambino con ADHD ha frequenti difficoltà scolastiche derivanti da disorganizzazione, disordine, mancato svolgimento dei compiti a casa [1].

Per poter supportare il percorso scolastico, è fondamentale che a scuola ci sia una strutturazione dell’ambiente, dei compiti e dei tempi per l’intera classe. Bisogna eliminare o attenuare le possibili cause di disattenzione in classe, instaurare routine, regole e obiettivi chiari, condivisi e visibili. Inoltre lo studente deve essere rinforzato e gratificato ogni qualvolta riesce a portare a rispettare regole e completare un’attività [6].

Foto di Наталия Когут

ADHD  e difficoltà emotivo-relazionali

Le difficoltà di autoregolazione descritte precedentemente compromettono inevitabilmente anche la sfera emotiva [1]. La gestione e regolazione del proprio status emotivo è particolarmente complessa per questi bambini che spesso sono “in balia di un uragano di emozioni”. Inoltre, gli insuccessi scolastici e sociali possono avere ulteriori conseguenze sul piano emotivo e relazionale. I numerosi rimproveri e punizioni che ricevono a causa di una scarsa conoscenza del disturbo, hanno delle ricadute sul loro senso di autostima e autoefficacia.

Inoltre, questi bambini vengono spesso allontanati o giudicati come invadenti dai pari. Ciò causa sentimenti di abbandono e solitudine e diventa fonte di insicurezza e senso di frustrazione [1]. È evidente come nascano una serie di reazioni ed effetti a catena che investono il mondo delle relazioni del bambino e la sua percezione di sé.

Spesso l’ADHD si presenta in comorbidità con Disturbi Specifici dell’apprendimento (DSA) ma anche Disturbo Oppositivo-provocatorio (DOP), disturbi d’ansia e disturbi dell’umore [2].

Intervento nell’ADHD

La gestione dei comportamenti del bambino con ADHD è spesso fonte di stress e frustrazione per genitori e per insegnanti e, soprattutto, rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali del bambino. E’ una situazione che può generare sconforto negli adulti di riferimento i quali si trovano impreparati e, per questo, potrebbero sentire il bisogno di un supporto [4].

Il trattamento dell’ADHD prevede un intervento multimodale di interventi psicoterapeutici, psicoeducativi diretti a bambino, famiglia e insegnanti e talvolta farmacologici. È un percorso combinato di strategie cognitivo-comportamentali che possono aiutare tutti a raggiungere una piena comprensione del disturbo e una buona gestione dei comportamenti problematici presenti [5].

  • La terapia cognitivo-comportamentale nel bambino con ADHD ha l’obiettivo di aiutarlo a monitorare, riconoscere e pianificare i propri comportamenti e le proprie emozioni, sviluppando capacità di autoregolazione, controllo e gestione dell’impulsività e della disattenzione attraverso l’uso di specifiche strategie.
    L’intervento è volto anche all’incremento delle abilità sociali, attraverso il rispetto di poche semplici regole, lo sviluppo di modalità comunicative più efficaci e l’attenzione allo stato emotivo altrui, per poter rispondere e relazionarsi in modo adeguato e funzionale.
  • I programmi di intervento diretti ai genitori (Parent Training) hanno lo scopo di accrescere la conoscenza delle caratteristiche del disturbo, la consapevolezza e la capacità di gestione delle dinamiche familiari. Infatti, l’obiettivo dell’intervento è quello di supportare i genitori a prevenire, riconoscere e gestire i comportamenti disfunzionali propri e del bambino attraverso specifiche strategie educative e attraverso l’uso di rinforzi positivi. [4]
  • L’intervento indirizzato agli insegnanti (Teacher Training) ha lo scopo di fornire, in una prima fase, informazioni necessarie a raggiungere una piena conoscenza del disturbo e successivamente volte al riconoscimento degli aspetti positivi del bambino.
    Fondamentale è garantire la strutturazione dell’ambiente e dei tempi scolastici tenendo in considerazione bisogni e caratteristiche del bambino iperattivo. Vanno, inoltre, fornite agli insegnanti strategie utili per gestire e modificare i comportamenti disfunzionali e per migliorare le relazioni tra coetanei [4].

Il bambino con ADHD non è semplicemente un bambino vivace o capriccioso. È un bambino con grosse difficoltà nella gestione delle proprie emozioni e dei propri comportamenti.

È importante conoscere e ri-conoscere questo disturbo per poter accogliere e sostenere i bisogni e le fragilità di questi bambini e, soprattutto, per aiutarli a far emergere infinite abilità e punti di forza.

Milena Castagliuolo

Bibliografia

[1] Viola, D. (2011). Disturbi dell’attenzione. Italia: libreriauniversitaria.it.

[2] Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5 (DSM 5, 2015)

[3] Isola L., Mancini F. (a cura di) “Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza” Seconda Edizione Franco Angeli Editore, Milano 2007

[4] Vio C., Marzocchi G.M., Offredi F. (1999). Il bambino con deficit di attenzione/iperattività,  Erickson, Trento.

[5] www.aidaiassociazione.com

[6] Ianes D. e Cramerotti S. (2012). ADHD a scuola. Strategie efficaci per gli insegnanti. Erickson, Trento.

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